Autunno momento magico in Giappone: è il fascino del foliage

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Dalla ultramoderna Tokyo ai templi e giardini Zen dell’ex capitale Kyoto l’autunno è un momento magico noto come Aki, celebre per il Koyo e il Momijigari, la “caccia alle foglie” di acero rosso: un’esperienza molto amata al pari della fioritura dei ciliegi primaverili

Negli ultimi anni il Giappone, paese storicamente chiuso e orgogliosamente isolato è diventato una delle principali mete scelte dai turisti italiani. La storia e la cultura millenaria del paese del “sol levante” (il disco rosso del sole è l’emblema della bandiera nazionale) lontane anni luce dai costumi occidentali ma affascinanti e coinvolgenti ed il modo di vivere rispettoso sono fra i motivi del forte richiamo turistico. Tra le tante prerogative uniche del Giappone, c’è l’amore ed il rispetto per la natura. Un sentimento che i giapponesi definiscono Mono no aware. Una speciale nostalgia per le cose belle che mutano. Un’estetica del cambiamento naturale. Attendere con gioia l’attimo in cui fioriranno i ciliegi (Hanami), ma anche aspettare l’autunno e le sue immancabili Momiji, le foglie rosse degli aceri.

La frenetica Tokio e lo spettacolo del kōyō

Anche in una metropoli come Tokyo, l’arrivo dell’autunno con i suoi colori e profumi è uno spettacolo che affascina. Si tratta del kōyō, il foliage autunnale, un fenomeno sempre più apprezzato anche dai turisti stranieri. Il periodo migliore per ammirare il rosso fiammante degli aceri rossi e l’oro dei ginkgo dorati, albero simbolo di Tokyo, va dalla seconda metà di novembre a inizio dicembre. Tra le migliaia di alberi presenti, spicca un gingko di più di 400 anni, noto come kubikake ichō, “ginkgo su cui scommettere il collo”.

Il nome deriva da un episodio riguardante Seiroku Honda, il progettista del parco. Egli si rifiutò di abbattere l’albero che si trovava proprio su quello che sarebbe diventato l’odierno incrocio dove inizia il parco Hybiba e insistette per farlo trapiantare nel giardino, a costo di scommetterci il proprio collo. L’albero venne collocato nel luogo in cui si trova ancora oggi e il collo di Honda fu salvo. Uno dei luoghi dove godere del foliage è il Rikugien, tra le mete da non perdere. Il “giardino dei sei poemi” è situato nel quartiere di Bunkyō, nella parte settentrionale della metropoli, questo giardino fu realizzato nella seconda metà del Seicento da Yanagisawa Yoshiyasu per conto dello shōgun Tokugawa Yoshiyasu. Oltre al verde ben curato, il giardino comprende una collina artificiale con un belvedere, un laghetto di acqua sorgiva e diversi sentieri che conducono ad altrettanti belvedere.

La capitale del Giappone al primo impatto è una città che affascina e spaventa al tempo stesso. Qui vivono, lavorano si muovono nelle pulitissime e sicure metropolitane 12 milioni di persone che raddoppiano con gli abitanti delle periferie. A Tokyo tutto è efficiente, ordinato e rispettoso. Non si può mangiare, bere o fumare per strada. Non ci sono cani a passeggio: marciapiedi e vie puliti. Nessun tipo di immondizia. Templi storici e grattacieli illuminati a neon sono solo una frazione del fascino della vita frenetica e ultramoderna capitale del Giappone. In vari punti ci sono zone specifiche, di nicchia, oasi di tranquillità. Come Jimbocho (quartiere dei libri) famoso per l’incredibile concentrazione di librerie dove chi ama la letteratura  può perdersi fra migliaia e migliaia di volumi. Questo vecchio quartiere ha una storia tutta per sé, ed è uno delle parti più importanti della cultura letteraria giapponese. A Jimbocho, nel distretto di Chiyoda,  ci sono più di 180 librerie. Praticamente una biblioteca.

Tempio d’Oro, simbolo  di Kyoto

Uno dei simboli più iconici dell’ex capitale Kyoto è il tempio Rokuon-ji, il Kinkaku-ji. Un padiglione interamente rivestito da sottili foglie d’oro che si specchia nel laghetto Kyōko-chi  (lago dello specchio). Ogni riflesso, ogni increspatura dell’acqua, restituisce una versione diversa del tempio, trasformando la visita in un’esperienza visiva sempre nuova. Il complesso sorge nella parte settentrionale di Kyoto e affonda le sue radici nella storia politica e culturale del Paese. Nel 1397 lo shōgun Ashikaga Yoshimitsu, terzo shōgun dello shogunato Ashikaga, scelse quest’area – allora villa della potente famiglia Saionji – per costruire la sua residenza di riposo: il palazzo di Kitayama. Attorno allo stupa dorato, il Kinkaku, prese forma un centro raffinato di potere, cultura e relazioni internazionali, frequentato dagli imperatori del Giappone e dai mercanti provenienti dalla Cina della dinastia Ming. Alla morte di Yoshimitsu, come da sua volontà, il complesso fu trasformato in tempio Zen della scuola Rinzai, affiliato allo Shōkoku-ji. Da allora, il Kinkaku-ji è un luogo di profonda spiritualità, in cui la contemplazione della bellezza diventa parte integrante del percorso interiore.

Capolavoro architettonico

Il Padiglione d’Oro si sviluppa su tre piani, ciascuno dei quali rappresenta uno stile architettonico diverso, riassumendo secoli di tradizione giapponese. Il primo piano, in stile Shinden-zukuri, richiama i palazzi aristocratici del periodo Heian: linee sobrie, grandi aperture e un’eleganza misurata. Il secondo piano, costruito in stile Buke-zukuri, evoca invece le residenze dei samurai, con un carattere più austero e deciso. Il terzo piano, in stile Karayō, è ispirato all’architettura dei templi Zen cinesi ed è completamente ricoperto d’oro, culminando in una fenice dorata sul tetto, simbolo di pace, prosperità e rinascita. Durante l’autunno, la luce morbida della stagione esalta ulteriormente queste superfici dorate, creando giochi di riflessi che mutano nel corso della giornata. Al mattino il tempio brilla riflettendo la luce; al tramonto, l’oro si accende di tonalità calde, fondendosi con i colori del foliage circostante.

Kyoto tra giardini zen e paesaggi senza tempo

Il giardino del Rokuon-ji, disegnato sia come Sito Storico Speciale sia come luogo di Speciale Bellezza Paesaggistica, conserva intatta l’atmosfera del periodo Kitayama. Sentieri curati conducono il visitatore attraverso stagni, ponticelli, isole simboliche come quella della gru e della tartaruga – emblemi di longevità e felicità – e scorci studiati per offrire prospettive sempre diverse sul Padiglione d’Oro.  In rispettoso silenzio si può assistere alle cerimonie e alla preghiere dei monaci.

La visita al Kinkaku-ji non è soltanto un’esperienza visiva, ma anche culturale e spirituale. Qui, come in molti templi di Kyoto, è possibile avvicinarsi allo spirito della cerimonia del tè giapponese, conosciuta come Sadō o Chanoyu, la “via del tè”.Non si tratta di una semplice degustazione, ma di un rituale che affonda le sue radici nel buddhismo Zen e che incarna valori fondamentali come armonia, rispetto, purezza e tranquillità.

La preparazione del tè verde matcha, l’uso di oggetti tradizionali come il chawan (la tazza), l’offerta dei wagashi per bilanciare l’amaro del tè: ogni gesto è misurato, ogni dettaglio è carico di significato. Solo in autunno, questo giardino diventa un’opera d’arte vivente. Le foglie cadenti si adagiano sull’acqua, i riflessi si moltiplicano, e il silenzio è rotto solo dal fruscio del vento. È un invito naturale alla contemplazione, alla lentezza, alla riscoperta di un tempo più umano.

 

Foto di copertina: ph. Daniel Beauchamp – Unsplash