Quest’anno è Regione Europea della Gastronomia e “Taste the Mediterranean” è diventata vetrina di confronto fra chef croati ed internazionali. A Lussinpiccolo, isola che conserva il suo fascino veneziano e austriaco, brilla l’Apoxyomenos, statua in bronzo di scuola ellenistica trovata nel 1997 in fondo al mare. E poi Cherso con i suoi paesaggi, Abbazia con le sue ville Liberty, Fiume con il suo porto cosmopolita
L’orizzonte del Quarnero, dove l’Adriatico vira, è tutto loro. Ci sono isole che invitano a partire e altre che, appena arrivati, impongono di fermarsi. Lussino è così, ammalia. Forse per il profumo dei pini che arriva fino al mare, per la luce delle sue baie, per la dolce vegetazione mediterranea che accompagna strade e sentieri. Oppure per quel ritmo lento che cambia la filosofia di vivere il tempo e i luoghi. Qui il Mediterraneo non si guarda soltanto: si respira. Non è un caso che Lussino sia conosciuta come l’isola della vitalità.
Il turismo, da queste parti, è nato molto prima del turismo di massa e attorno a un’idea che oggi è tornata centrale: il benessere. Alla fine dell’Ottocento Ambroz Haračić, botanico e naturalista croato laureatosi a Vienna, studiò per anni il clima
e la vegetazione dell’isola, contribuendo a farne una stazione climatica. Fu anche protagonista dell’opera di rimboschimento che avrebbe cambiato il paesaggio di Lussino, piantando centinaia di migliaia di pini. Non è un dettaglio: quel patrimonio verde è oggi una delle grandi ricchezze turistiche dell’isola, lambito da un percorso per passeggiate lungo la costa che si chiude in punta, vicino alla settecentesca chiesetta dell’Addio, dove sono conservati tanti ex voto di marinai salvatisi dalle tempeste. La scuola superiore di Lussinpiccolo porta il nome di Haračić e proprio lì, durante Taste the Mediterranean, gli chef hanno lavorato con gli studenti in tante masterclass.
Sarà di grande suggestione l’arrivo dal mare, al Museo Dalibor Cvitković, il direttore dell’Ente per il turismo di Lussinpiccolo, ha ricordato come nel 2025 la destinazione abbia superato i 2,2 milioni di pernottamenti. Un risultato che racconta in numeri una località di mare ormai affermata sul mercato internazionale che ha costruito la propria fortuna anche su natura, salute, outdoor, gastronomia e ospitalità E sullo sfondo le vestigia di epoca veneziana e di quella austriaca, le vele in porto, i palazzi aristocratici. Uno di essi è diventato sede di un museo simbolo, quello dell’Apoxyomenos, la celebre statua dell’Atleta di Lussino (foto sopra), rinvenuta per caso a 45 metri di profondità nel mare dell’isola da un sub belga nel 1997. Il restauro del bronzo, nello stesso laboratorio di Firenze dove sono stati riportati a nuova vita i bronzi di Riace, ha richiesto più di 10 anni, ma oggi la statua di scuola ellenistica, destinata forse a una villa romana, racconta una storia che ha colpito il mondo.

È dentro questa identità che si è inserito Taste the Mediterranean, il festival internazionale arrivato alla quattordicesima edizione, organizzato da Ingrid Badurina Danielsson e Dubravka Tomeković Aralica. Dal 9 al 13 settembre Lussinpiccolo ha riunito chef, produttori, studenti, esperti di turismo e rappresentanti del mondo accademico, trasformando per qualche giorno l’isola in un laboratorio dedicato alla cucina ma, soprattutto, al futuro dell’ospitalità. La scelta del luogo non poteva essere più appropriata. Il festival si è aperto nel vecchio Mercato del Pesce, dove da oltre un secolo gli abitanti acquistano il pescato. Qui il prodotto locale è diventato il punto di partenza per un dialogo internazionale. Fra gli ospiti anche il norvegese Tommi Bjørnsen, arrivato dalle lontane isole Lofoten, che ha portato a Lussino la cultura del merluzzo e dello stoccafisso, creando un curioso ponte fra il Nord Atlantico e l’Adriatico. Insieme a lui chef di Paesi e culture differenti, fra i quali il franco-giapponese Ippei Uemura. È questa una delle caratteristiche più
interessanti del festival: non mettere semplicemente in vetrina la cucina croata (che è in grande crescita), ma partire dai prodotti e dalla tradizione per confrontarli con tecniche, sensibilità e culture gastronomiche internazionali. Peter Brunel, chef italiano di Arco (Trento), ha cucinato con Daniel Skokić all’Alfred Keller dell’Alhambra; sulla terrazza del Bellevue i quattro Chef of the Year della guida Gault&Millau Croatia, Marijo Curić, Marko Đurašević, Rudolf Štefan e Stiven Vunić hanno costruito insieme un menu di nove portate.
Ma a Lussino la cucina è anche un modo per raccontare un territorio. E il territorio comincia da Mali Lošinj, Lussinpiccolo, con il suo grande porto raccolto nella baia, le case colorate, le tracce veneziane, le pinete e le passeggiate sul mare. La Passeggiata della Vitalità conduce verso Veli Lošinj, Lussingrande, borgo più raccolto, con il piccolo porto, le architetture colorate e l’atmosfera di un antico paese di pescatori. Sono luoghi nei quali la dimensione turistica sembra ancora compatibile con quella quotidiana: si cammina, si pedala, ci si ferma a guardare il mare. Lussino è anche un’isola di grandi storie marinare. Qui si costruivano velieri capaci di affrontare gli oceani e qui riposa Agostino Straulino, uno dei più grandi velisti italiani di sempre. Oro olimpico nella classe Star a Helsinki nel 1952 e argento a Melbourne nel 1956, sempre insieme a Nicolò Rode, Straulino fu anche comandante dell’Amerigo Vespucci. Quando morì, nel 2004, volle “tornare” nella sua isola. Una storia che restituisce al mare di Lussino un significato diverso da quello della semplice vacanza balneare: è il mare della navigazione, del lavoro, delle partenze e dei ritorni.
Per ritrovare ancora più profondamente questa dimensione bisogna spingersi verso Osor (Osssero), l’antico centro là dove Cherso e Lussino quasi si toccano. Oggi è un piccolo borgo immerso nella quiete, ma le sue pietre raccontano quanto fosse importante questo passaggio sulle rotte dell’Adriatico. Da qui il viaggio può proseguire a Cres (Cherso), più aspra e rurale, con ulivi, pascoli, muretti a secco, baie e piccoli centri abitati. Se Lussino ha fatto della vitalità e del benessere il proprio marchio, Cherso mostra un altro volto dell’isola: quello di un paesaggio ancora fortemente legato all’agricoltura e ai ritmi della terra. E poi Krk (Veglia), più vicina alla costa e alla terraferma, dove la tradizione agricola e quella marinara si incontrano nei vini, nell’olio, nei formaggi e nei prodotti del territorio. Un’altra tessera di quel mosaico gastronomico che nel 2026 ha trovato un riconoscimento importante: il Quarnero è nel 2026 European Region of Gastronomy. La regione comprende costa, isole e montagne e proprio nella varietà dei suoi paesaggi e delle sue produzioni trova una delle proprie caratteristiche più forti. È un titolo che va letto anche in chiave turistica. Perché oggi chi viaggia cerca sempre più spesso un luogo attraverso ciò che mangia: vuole conoscere il prodotto, il produttore, il paesaggio che lo ha generato. La gastronomia diventa così una porta d’ingresso alla destinazione.
Succede anche ad Abbazia (Opatija), la grande signora della costa. Qui la storia del turismo è ancora più antica: ville liberty, grandi alberghi, parchi e lungomare raccontano la nascita della villeggiatura moderna sull’Adriatico nei primi anni del ‘900. La vecchia eleganza mitteleuropea convive oggi con wellness, gastronomia, natura e ospitalità di qualità.
E poi c’è Fiume (Rijeka), la città che dà al viaggio una dimensione urbana e contemporanea. Porto, mercati, palazzi e musei raccontano una città costruita sull’incontro fra popoli e culture. Ricca di storia. La sua esperienza di Capitale europea della cultura 2020, con il tema “Porto di diversità”, ha rafforzato questa vocazione e lasciato un’eredità che oggi permette di leggere l’intero Quarnero come un territorio di scambi e di contaminazioni. Su uno sfondo di paesaggi di pura poesia.
