L’800 giapponese in mostra. Storie d’amore e guerra tra geishe e samurai

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Giappone. Storie d’amore e guerra.Geisha e samurai, donne bellissime ed eroi leggendari, attori kabuki, animali fantastici, mondi visionari e paesaggi bizzarri sono i protagonisti della mostra Giappone. Storie d’amore e guerra.
Attraverso una selezione di oltre 200 opere, arriva per la prima volta a Bologna, a Palazzo Albergati, l’ukiyo-e, l’“immagine del Mondo Fluttuante”: si tratta delle stampe artistiche giapponesi, che si affermarono nel periodo Edo (1603-1868) e che rappresentano la cultura giovane e impetuosa fiorita a quei tempi a Edo (l’attuale Tokyo), Osaka e Kyoto. Saranno esposti i più grandi artisti dell’Ottocento giapponese, tra cui Hiroshige, Utamaro, Hokusai e Kuniyoshi, accanto a vestiti di samurai, kimono, ventagli e fotografie che offriranno al visitatore un panorama completo della vita in Giappone nel periodo Edo.

Giappone. Storie d’amore e guerra.«Le celebri ukiyo-edichiara Umberto Vattani, Presidente della Fondazione Italia Giappone – ci mostrano figure femminili, samurai e attori di kabuki dalle quali si apprende molto non solo sugli atteggiamenti, sulle acconciature o sulle fogge degli abiti in un’epoca artisticamente molto vivace della storia giapponese, ma anche su tradizioni e abitudini riguardanti un universo più intimo e interiore: l’universo del Mondo Fluttuante, fatto di piaceri e di godimento della vita (il “carpe diem” di Lorenzo il Magnifico), lasciandosi andare lungo la corrente del fiume senza voler minimamente cambiare il corso naturale degli eventi. Tutto ciò spiega certamente il modo diverso e singolare con il quale la realtà visibile viene raffigurata, ma dimostra soprattutto il talento straordinario di questi artisti».

Il percorso si snoda in undici sezioni, suddivise per tematiche, la prima delle quali funge da introduzione al mondo dell’ukiyo-e: nate grazie al lungo periodo di pace che si ebbe con l’instaurarsi del dominio militare dei Tokugawa (XVII secolo), questo tipo di stampa (tecnicamente delle xilografie), divenne il linguaggio artistico e il sistema di comunicazione del nuovo ceto borghese; grazie a costi e tempi di produzione ridotti, infatti, erano facilmente accessibili a molti. Se ne illustrano anche le tecniche di realizzazione, le edizioni e le tirature.

Kitao Shigemasa (1739-1820), Katsukawa Shunshō (1726-1792): “Cortigiane, della casa Tsutaya, a caccia di lucciole”

La seconda sezione, Bellezze femminili”, ritrae tutte le bijin (le “belle donne”), che siano nobildonne, eroine o cortigiane: se ne sottolineano la forte sensualità, la grazia e la fragilità, il lusso e la maestosità. Un’attenzione particolare è dedicata alle geisha (in origine suonatrici e danzatrici, poi raffinate accompagnatrici esperte nella  conversazione, nella danza e nella musica) e alle ōiran (le cortigiane d’alto rango).
Il percorso prosegue con la Shunga”, la “pittura della primavera”, termine con cui si alludeva eufemisticamente all’atto sessuale, e poi con il “Surimono”, biglietti augurali e di circostanza stampati con le più raffinate tecniche e su carte di notevole fattura.

Utagawa Kunisada - Nurekami Chōgorō – Oseki

Utagawa Kunisada (1786-1864) Nurekami Chōgorō – Oseki

La sezione successiva si dedica al teatro, e lo fa attraverso stampe e maschere che raccontano gli attori dei generi e Kabuki, i due stili più importanti e longevi del teatro giapponese.
Andando avanti, si incontrano i Samurai: guerrieri tribali ed eroi solitari, condottieri sui campi di battaglia ed esteti in tempo di pace, assassini nella notte e vendicatori dei loro signori, custodi della pace e aristocratici amministratori. Nel periodo Edo erano ormai trascorsi due secoli dalle ultime battaglie per la riunificazione del Giappone, ma il ricordo delle gesta eroiche dei Samurai non venne mai a mancare e favorì la grande popolarità dei romanzi e delle incisioni loro dedicati.
La settima sezione si concentra sulla religione: su Inazagi e Izanami, divinità primordiali dello Shintō, e sull’intero pantheon dei Kami Buddhisti.

Yōshū Chikanobu Ama no Hashidate nella provincia di Tango

Yōshū Chikanobu (1838-1912) Tango Ama no Hashidate “Ama no Hashidate nella provincia di Tango”

Si continua col paesaggio: prima quello naturale, poi quello umano. La natura è per lo shintoismo dotata di una sua sacralità intrinseca, che tutti gli artisti di tutte le epoche hanno sempre cercato e rappresentato: è l’espressione autentica di una “idea cosmica che tutto abbraccia e tutto vivifica”, una dimensione simbolica e complementare all’umanità, che ne personifica e riflette virtù e sentimenti. Accanto ad essa, il paesaggio umano conserva e traghetta, dall’ieri all’oggi e in qualsiasi epoca, i valori della propria tradizione.
La mostra va poi avanti con la sezione dedicata a  “Shin hanga” e “Sosaku hanga– due diversi movimenti artistici che introdussero elementi della pittura occidentale nella tradizione dell’ukyio-e – e termina infine con la fotografia d’epoca, mostrando come essa, pur costituendo la principale causa del declino delle stampe giapponesi, ne fu fortemente influenzata, sia per le inquadrature che per la coloritura a mano che avveniva dopo la stampa.

 

Giappone. Storie d’amore e guerra.La mostra sarà inoltre corredata da un nutrito programma di attività didattiche (visite e laboratori per le scuole di ogni grado) e collaterali: dalla cerimonia del tè, alla creazione degli origami, dall’Ikebana alla scrittura e molto altro. Sarà insomma un meraviglioso viaggio attraverso la storia, l’arte e la bellezza del Giappone.

Con il patrocinio del Comune di Bologna, del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Fondazione Italia Giappone, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da Pietro Gobbi, grande studioso dell’arte giapponese. Il catalogo è edito da Arthemisia Books.

Info: www.palazzoalbergati.com

In copertina: Yōshū Chikanobu (1838-1912) : Tango Ama no Hashidate (“Ama no Hashidate nella provincia di Tango”) – serie Meisho bijin awase: “Raffronto di belle donne e luoghi famosi”

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