Van Dyck l’europeo: Genova al centro del viaggio di un maestro senza confini

0

Un grande percorso espositivo ripercorre la carriera di Van Dyck tra Anversa, Genova e Londra. Oltre cinquanta opere raccontano un artista capace di attraversare epoche, stili e committenze

Ritratto di una dama genovese, forse Maria Chiavari Durazzo, 1626/27 – Roma, collezione Odescalchi

Fino al 19 luglio 2026, le sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Genova ospitano la più ampia retrospettiva dedicata a Anthony van Dyck degli ultimi 25 anni. Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra ricostruisce la carriera artistica di uno degli artisti più iconici della storia dell’arte internazionale e tra i più amati dal grande pubblico, attraverso una lettura trasversale di luoghi, committenze e linguaggi visivi, restituendo la complessità di un autore in grado entrare in dialogo con contesti culturali profondamente diversi.

Il progetto espositivo si struttura come un itinerario tematico, lontano dalla rigidità cronologica, che accompagna il visitatore lungo tre direttrici fondamentali: le Fiandre, l’Italia, e l’Inghilterra. Tre “patrie” che coincidono con altrettante stagioni creative dell’artista, segnate da evoluzioni stilistiche e da un progressivo affinamento della capacità di interpretare il potere, la devozione e l’identità sociale attraverso la pittura.

Genova emerge come nodo centrale di questa traiettoria. Durante il soggiorno italiano tra il 1621 e il 1627, Van Dyck entra in contatto con l’aristocrazia locale, sviluppando un linguaggio ritrattistico capace di coniugare eleganza formale e intensità psicologica. Una cifra stilistica che si consoliderà successivamente a Londra, alla corte di Carlo I d’Inghilterra, dove l’artista verrà chiamato a definire l’immagine ufficiale del potere monarchico.

Santa Rosalia intercede per gli appestati di Palermo, 1624/25 –  Wellington Collection, Apsley House

La mostra, curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, si avvale di un comitato scientifico onorario internazionale, composto da prestigiosi studiosi italiani e stranieri e riunisce 58 opere suddivise in dieci sezioni, provenienti dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado e il Museo Tyssen di Madrid e la National Gallery di Londra, e italiani, tra cui la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano, la Galleria Sabauda di Torino, oltre che da prestigiose fondazioni e collezioni internazionali, quali la belga Phoebus e la portoghese Gaudium Magnum. Un corpus che consente di osservare da vicino l’evoluzione tecnica e iconografica dell’artista, evidenziando la sua capacità di rielaborare modelli diversi in una sintesi personale.

Accanto al celebre Van Dyck ritrattista, la rassegna amplia lo sguardo sulla produzione sacra, meno nota al grande pubblico, ma di forte impatto visivo ed emotivo. Qui emerge una pittura teatrale, costruita su contrasti luministici e tensione narrativa, in cui il dato religioso si intreccia con una profonda componente umana. Opere come il Matrimonio mistico di Santa Caterina o il San Sebastiano testimoniano una sensibilità capace di trasformare il tema devozionale in esperienza estetica coinvolgente.

Autoritratto, 1615/17 – Rubenshuis, Città di Anversa

Tra i nuclei più significativi, spicca il primo autoritratto giovanile proveniente dall’Accademia di Vienna, realizzato a soli quindici anni, che introduce il percorso espositivo offrendo una precoce dichiarazione di talento. A questo si affiancano prestiti di grande rilievo, tra cui ritratti aristocratici, scene bibliche e studi preparatori che restituiscono l’ampiezza della ricerca pittorica di Van Dyck.

Il dialogo con il territorio è un tema fondamentale del progetto. Le collezioni civiche genovesi, in particolare i Musei di Strada Nuova, ampliano l’esperienza oltre le sale espositive, proponendo itinerari urbani che permettono di rintracciare la presenza storica dell’artista in città. Genova non è quindi solo sede della mostra, ma parte integrante del racconto: il luogo in cui il linguaggio di Van Dyck si è trasformato, lasciando tracce ancora leggibili nel tessuto artistico locale.

Ne emerge il ritratto di un autore profondamente europeo, capace di anticipare una dimensione culturale senza confini, in cui mobilità, contaminazione e adattamento diventano strumenti creativi. Un artista che, a distanza di secoli, continua a dialogare con il presente attraverso la forza della sua visione.

Immagine in apertura: Le quattro età dell’uomo, 16251627 – Museo Civico di Palazzo Chiericati, Vicenza

Autore