Alla vigilia della Conferenza di Gorizia sulla “Green Belt”, viaggio lungo questo corridoio di natura spontanea lasciato crescere sull’ex confine dopo la caduta della Cortina di Ferro. A Mitwitz, in Franconia, escursioni per ammirarne la bellezza. A Mödlareuth, la “Piccola Berlino”, un parco con i resti della barriera eretta dalla DDR e un nuovo museo per non dimenticare
Laddove la politica ieri divideva, oggi la natura unisce. C’è una lunga fascia verde, di un verde frutto di una rigenerazione spontanea e denso di biodiversità, cresciuto in larga parte dove un tempo correva l’impenetrabile Cortina di Ferro. Si chiama Green Belt, cintura verde, appunto, e racchiude in sé il concetto di Europa. Con le sue contraddizioni del passato (e in parte anche del presente) ma anche il suo insopprimibile anelito di futuro. Perché il primo nucleo di Green Belt è sorto esattamente dove sorgeva il Muro che dal 1961 al 1989 ha diviso le due Germanie. “Cintura verde” che, dopo il trattato di Hof, è stata estesa dall’Artico al Mar Nero, coinvolgendo 24 paesi. Dal 22 al 26 giugno Gorizia ospita la “BESTbelt Pan-European Conference” dedicata alla tutela e allo sviluppo di questo straordinario progetto paneuropeo che mette in rete tante aree tutelate del continente. Conferenza preziosa per fare il punto sui vari progetti di protezione ambientale e per un utile scambio di best practices, le buone pratiche.
Era la “striscia della morte”, ora pullula di vita
Ma dove nasce e com’è oggi la Green Belt, nata dal visionario Trattato di Hof del 1989? Tutto nacque a Mitwitz, in Alta Franconia (Baviera), nel castello Wasserschloss dove più di 400 ambientalisti della Germania dell’Est e dell’Ovest (i due stati vennero riunificati il 3 ottobre dell’anno dopo, dopo il voto di marzo nell’ex Germania Est) a un mese dalla caduta del Muro firmarono la Risoluzione di Hof (Grüne-Band-Resolution) e in pratica decisero, sullo slancio di avvenimenti che avrebbero poi cambiato l’Europa, di trasformare l’ex “striscia della morte”, lungo l’ex confine che separava le due Germanie e dove la DDR aveva creato impenetrabili barriere anti-uomo per impedire fughe a Ovest, ininterrotta oasi naturalistica di 1393 km.
Così la natura ha potuto prendersi la rivincita e prosperare incontrastata creando un rifugio per innumerevoli specie animali e vegetali minacciate. L’iniziativa si è poi evoluta su scala continentale diventando l’European Green Belt, una cintura verde lunga 8.500 km che attraversa, spesso proprio sulle linee di confine, ben 24 paesi europei.
Fra aironi cinerini, castori e farfalle blu
Oggi da Mitwitz ci si può addentrare facilmente nella Green Belt. Andrè Maslo, volontario del Centro di Educazione Ecologica di Mitwitz, guida abitualmente escursioni di straordinario valore ambientale, scientifico e storico. Per vedere da vicino, qui dove è stata concepito, il “miracolo verde” della Green Belt. Ci sono paesi lungo la ex linea di confine, come Libenau, che sono sono stati abbattuti dopo essere stati abbandonati dai contadini che li abitavano. Gente che se ne andò o venne costretta a farlo perché politicamente “non in sintonia” con il regime di Berlino Est. I tentativi per sostituire queste persone non andarono mai a buon fine, perché qui chi non conosce l’agricoltura non può adattarsi a vivere, a creare economia. Maslo porta poi gli escursionisti a scoprire la parte naturalistica di questo habitat rigenerato. A vedere come vive nel suo nuovo habitat la piccola fauna, come i castori che anche qui costruiscono dighe, i picchi, gli aironi cinerini, le farfalle blu…
Oggi il corridoio naturale verde che si estende per ben 1.393 chilometri lungo tutta la Germania è ben visibile anche da cielo. L’area unisce una fitta rete di biodiversità a testimonianze storiche del tempo della divisione tedesca (1949-1989), offrendo diverse opzioni per esplorare il territorio a piedi.
A cominciare dal Frankenwald Steigla “Grünes Band”: un sentiero escursionistico ad anello di circa 10 chilometri. Parte dal lago Breitensee a Mitwitz, attraversa fitti boschi di pini, costeggia i laghi Regina e Pfadensee. E conduce direttamente sul Kolonnenweg (la vecchia strada pattugliata dalle guardie di frontiera della DDR con le tipiche lastre di cemento forate).
C’è anche un Parco Giochi esperienziale: è situato proprio sulle sponde del Breitensee a Mitwitz. È un’area didattico-ricreativa pensata per famiglie.
Ma veniamo al Wasserschloss Mitwitz: il castello rinascimentale circondato dall’acqua situato nel cuore della cittadina (nella foto a fianco). Oltre ad essere un gioiello architettonico, ospita la sede del Centro di Conservazione della Natura ed è il luogo esatto in cui è nata l’idea del progetto transfrontaliero. La Grande Traversata del Frankenwald: è per gli escursionisti più esperti. Mitwitz rappresenta il punto di arrivo (o di partenza) di un trekking storico-naturalistico guidato di circa 125 chilometri che taglia tutto il parco del Frankenwald arrivando fino al museo a cielo aperto di Mödlareuth (il villaggio un tempo diviso a metà dal Muro).
Mödlareuth, la “Piccola Berlino” divisa da un torrente
Il torrente Tannbach attraversa Mödlareuth, la divide in due. Rispetto a migliaia di simili rigagnoli ha avuto un destino più importante, quello di dividere due mondi, coincidendo per qualche decennio con la Cortina di Ferro. Il Tannbach, da oltre cinquecento anni, divide la Baviera dalla Turingia, costringendo tuttora i pochissimi abitanti di Mödlareuth (una cinquantina) ad avere due diversi codici postali, diverse targhe dell’auto, a votare per diversi governatori e sindaci, e un tempo a pagare le tasse a due diversi prìncipi.
Nessuno nel 1961 avrebbe pensato di veder costruire un Muro su quel torrente, un Muro che spezzò relazioni e sogni, generò paure, alimentò tensioni. Tutto finché, nel 1989, il Muro non cadde spazzando via all’improvviso quel tempo d’angoscia. Per non dimenticare il villaggio ha voluto mantenere in piedi un tratto del Muro fatto costruire dal governo della DDR, meritandosi l’appellativo di “Piccola Berlino”. Manco a dirlo quello spezzone di Muro, è diventata un’attrazione turistica, così che intorno agli alti pannelli di cemento e agli altri deterrenti contro le fughe a Ovest ora è stato allestito un grande museo all’aperto. Una passeggiata nella storia, che porta a vedere da vicino anche il luogo dove nel 1973 un trentenne, Jürgen Schütz, riuscì a fuggire a Ovest, eludendo la sorveglianza della Polizia di Frontiera, i temuti Vopos. Il vecchio mulino, resistito ai precedenti abbattimenti nella zona del Muro, venne raso al suolo dopo la beffarda impresa del giovane.
Mödlareuth nel novembre scorso, stimolata dall’interesse suscitato dai suoi luoghi della memoria (c’era già un museo con ampia sezione documentale cinematografica e una collezione di mezzi storici utilizzati dalla polizia di confine), ha inaugurato un nuovo museo: “Deutsche – Deutsches” che ospita una mostra permanente multimediale di 500 metri quadri, con circa 500 oggetti storici che aiutano a ripercorrere il periodo della divisione delle due Germanie.
Una visita alle vicine città d’arte di Bamberga, Coburgo e Bayreuth, città quest’ultima alla vigilia del festival dell’opera wagneriana (tutto esaurito anche quest’anno) può completare questo itinerario alle radici dell’Europa. Di ieri, di oggi e di domani…
