Viaggiare non significa necessariamente partire. Molto prima di acquistare un biglietto aereo, prenotare un albergo o preparare una valigia, la scoperta di un luogo può iniziare davanti allo schermo di un televisore, attraverso un video sui social network, leggendo un racconto o esplorando un ambiente digitale
Il legame tra narrazione e viaggio esiste da molto prima della rivoluzione digitale. Film, romanzi e documentari hanno sempre trasformato città e paesaggi in luoghi capaci di alimentare l’immaginario collettivo. È il meccanismo alla base dello screen tourism, il turismo legato all’interesse per le località mostrate in film e serie televisive. Un castello, una strada o un quartiere diventano così parte di una storia già conosciuta e possono trasformarsi in una destinazione da visitare.
Lo streaming ha amplificato questo fenomeno, portando produzioni locali davanti a un pubblico internazionale. In Italia circa il 70% delle persone utilizza almeno un servizio SVOD, secondo Deloitte: film e serie rappresentano quindi anche una delle principali finestre attraverso cui osservare luoghi ancora mai visitati.
Il viaggio comincia sempre più spesso sui social
Instagram, TikTok, YouTube e le altre piattaforme hanno reso ancora più immediato il rapporto tra contenuti digitali e turismo. Video brevi, vlog, itinerari e recensioni permettono di vedere una destinazione quasi in tempo reale.
Secondo il Traveler Value Index di Expedia Group, nel 2025 oltre il 60% dei consumatori intervistati indicava i social media tra le fonti di ispirazione per i viaggi, contro il 35% del 2023. Più del 70% dichiarava inoltre che una raccomandazione di un influencer aveva contribuito alla decisione di prenotare almeno una componente del viaggio. Il viaggio digitale diventa così una fase preparatoria: si osserva una destinazione sullo smartphone, si cercano informazioni, si individuano attività e attrazioni e, eventualmente, si decide di partire.
Quando il viaggio virtuale porta verso quello reale
Il confine tra esplorazione digitale e turismo può diventare ancora più sottile nei videogiochi che ricostruiscono luoghi e culture reali.
Diversi studi hanno analizzato il modo in cui queste esperienze possono influenzare l’interesse verso siti naturali e culturali. Un caso interessante è Black Myth: Wukong, videogioco che utilizza numerose ambientazioni ispirate al patrimonio architettonico e culturale cinese.
Ricerche pubblicate su Tourism Management e Tourism Management Perspectives hanno evidenziato come l’esperienza videoludica possa aumentare la conoscenza delle destinazioni e, in alcuni casi, l’intenzione di visitarle. Il viaggio virtuale, quindi, non deve necessariamente sostituire quello reale: può diventare il primo passo verso di esso.
I giochi online come nuovi spazi di viaggio
Nel mondo dei giochi online il concetto di viaggio assume forme diverse. Negli open world coincide con l’esplorazione di territori estesi, mentre nei multiplayer può significare condividere ambientazioni e scoperte con altri utenti. Anche generi differenti utilizzano l’immaginario del viaggio.
Nelle slot online https://www.netbet.it/slots per esempio, possono comparire civiltà lontane, epoche storiche, mappe, tesori, città e ambientazioni esotiche. Non si tratta di turismo virtuale in senso stretto, ma di un ulteriore esempio di quanto l’idea dell’esplorazione sia entrata nell’intrattenimento digitale.
Il gaming dialoga inoltre sempre più con gli altri media. Secondo l’ESA, il 22% dei giocatori adulti statunitensi afferma di aver scoperto una nuova canzone attraverso un videogioco, mentre il 17% ha scoperto un film o una serie televisiva. Le esperienze culturali circolano quindi sempre più facilmente da una piattaforma all’altra.
