Favignana, l’isola “farfalla” dove rivive l’ex tonnara dei Florio

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Favignana è un’isola che si trova in Sicilia, fa parte dell’arcipelago delle Egadi, a circa 7 km dalla costa occidentale, posizionata tra Trapani e Marsala.  È la più grande dell’arcipelago e famosa per le sue acque cristalline, le grotte e le cale  

Vista dall’oblo dell’aereo sembra una farfalla. Favignana, l’isola più grande dell’arcipelago delle Egadi, emerge dal mare azzurro e blu all’improvviso e si presenta in tutta la sua bellezza. Ad iniziare dalle coste ed insenature che la modellano e custodiscono le cave di pietra.

Favignana deve la sua fama non solo per l’area marina protetta e le spiagge selvagge Cala Rossa, Cala Azzurra, Bue Marino, bagnate da un mare dagli scorci caraibici, ma anche per le guerre puniche e la tonnara Florio. Tutto nell’isola ricorda e parla della potente famiglia protagonista dei romanzi “I leoni di Sicilia” e dall’omonima serie televisiva trasmessa su Rai 1.

L’ex stabilimento Florio (l’antica tonnara) è il più grande complesso di archeologia industriale del Mediterraneo. Negli anni ’90, dopo un ventennio di abbandono, la Regione Sicilia ha acquistato la struttura, avviando un attento percorso di recupero e ristrutturazione. Oggi è un museo che ha molto da raccontare e soprattutto da insegnare. “L’industria domina la forza” è il motto inciso dai Florio sull’arco in ferro battuto che sovrasta il portone d’ingresso. Entrare all’interno del complesso si prova la sensazione che il tempo si sia fermato.

E’ come fare un salto nel passato quando il pregiato tonno pinna rossa veniva catturato seguendo tecniche di pesca secolari secondo tempistiche e modalità dettate dal “rais”, il capo della tonnara che era scelto e iniziato ai segreti della “cattura” fin da ragazzo. Chi entra all’interno di questo luogo, per certi aspetti, magico ha la sensazione di rivivere le fasi della lavorazione dei tonni. Basti pensare che nello stabilimento vivevano ed erano occupate seimila persone. Tutto è rimasto al posto originario: macchinari, i grandi calderoni in rame usati per la cottura, le lattine nella sala dell’olio per inscatolare il tonno, attrezzature, reti, botti e le  imbarcazioni usate per la mattanza. Il percorso di visita dello stabilimento propone in maniera viva la storia della pesca del tonno e degli uomini che hanno vissuto in maniera quasi eroica questo antichissimo rito. A ricordarlo ci sono le lapidi che indicano le pescate eccezionali: nel 1859 vennero pescati 10.159 tonni, rais A. Caseruolo.

L’arte contemporanea, mescolata alle voci dei “tonnaroti” fa rivivere lo stabilimento che è anche atelier per residenze di artisti e luogo dell’anima. Nell’ex spogliatoio delle donne c’è la mostra fotografica, in bianco e nero, su Favignana  degli anni  Cinquanta e Novanta. Una parte dello stabilimento è dedicato all’archeologia con anfore e ceppi d’ancora in piombo del periodo greco romano e punici. Di grande interesse una fiasca in peltro del XIV secolo contenente vino. Due sale, l’ex falegnameria e l’ex magazzino militare, contengono i reperti navali della prima guerra punica che mise fine alla supremazia di Cartagine sul mare. Sono esposti rostri a tridente, elmi in bronzo, anfore, ancore.

Il pregiato tonno “pinna rossa”

Sui rostri delle navi romane si leggono iscrizioni e si vedono incisioni a rilievo che rappresentano una figura femminile alata; la “Vittoria”. Da vedere il video, di forte impatto emotivo, che fa rivivere i momenti della grande battaglia navale tra romani e cartaginesi  avvenuta il 10 marzo del 241 a. C, nelle acque tra Favignana e Levanzo. Sono i comandanti delle flotte romana e cartaginese a raccontare i drammatici eventi. Da vedere anche villa Florio (castello lo chiamano gli abitanti) residenza della famiglia che qui riceveva reali, nobili, industriali e politici. In una sala della villa sono esposti gli eleganti vestiti da sera indossati da donna Franca Florio, moglie di Ignazio junior.

Favignana va vista e goduta anche dal mare, circumnavigandola a bordo di un solido gozzo. Al timone Ilaria (originaria di Pieve di Cadore, nell’isola per amore), esperta, esuberante, simpatica, che sa come tagliare le onde per evitare il male di mare. Con lei ci si immerge nella grotta degli innamorati, si fanno i bagni nelle più suggestive calette, si mangia a bordo la pasta con il pesto alla trapanese. Un’esperienza da fare per catturare le immagini più suggestive dell’isola “farfalla”.