Camminare tra le vigne delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene: esperienza da vivere

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Il Cammino nelle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene: un viaggio in quattro tappe attraverso paesaggi, vigneti e storia di questo patrimonio dell’umanità da vivere. Il racconto del nostro inviato Massimo Gagliardi

Alle 7, sulle colline di Vidor, l’aria è fresca. Il sole che si sta alzando illumina, radente come una lama, la pianura di vigneti che si stende verso il mare. Filari verdi e ordinatissimi, come schiere di soldati ancora immersi nel silenzio del risveglio. Ma il panorama più bello, più strano e rigoglioso è sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi. È quello dei vigneti eroici, dove i filari di Glera, l’uva che dà il Prosecco, seguono la curva della collina, “irta come la schiena di un asino”, o ne assecondano la discesa in un mosaico di linee, dritte o curve, per un gioco pazzo e verdissimo. In questo inizio di luglio il fogliame è quasi ai massimi e i grappoli lottano contro il caldo per crescere.

Le 4 tappe del cammino delle Colline patrimonio dell’Umanità

Si parte subito in salita. Stiamo entrando nel territorio della Docg di Conegliano e Valdobbiadene. Il suolo è di origine marina e cambia moltissimo da collina a collina per la presenza di arenarie, rocce, residui morenici. Qui si coltiva la Glera almeno dal 1700 e per addomesticare queste colline dai fianchi ripidi, i contadini hanno dovuto creare chilometri e chilometri di ciglioni erbosi sui quali hanno poi piantato le viti. La proprietà è ancora frammentata ma le grandi cantine si stanno espandendo sulle Rive, come qui chiamano gli appezzamenti.

Il 60 per cento del territorio però, soprattutto sulle cime, è rimasto bosco e, da quando la zona è stata dichiarata Patrimonio UNESCO, non si può più toccare. Pena la perdita del prezioso riconoscimento e …della riconoscenza del camminatore che trova al suo interno ombre preziose. Quelle delle querce e delle betulle, delle roverelle e dei carpini, di pioppi bianchi e pioppi tremuli, di bagolari, faggi e abeti. Per finire con i castagneti dell’ultima tappa, sopra Serravalle, a coprire le doline.

Siamo sul Cammino delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, cinquantuno chilometri che si percorrono da Ovest a Est, da Vidor a Serravalle di Vittorio Veneto. Voluto fortemente dalla Associazione per il patrimonio delle Colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, che tutela il Sito UNESCO, l’ha progettato Giovanni Carraro, autore anche di altri 40 itinerari a piedi in questa zona.

Le tappe previste sono quattro (Vidor-Col San Martino / Col San Martino-Follina / Follina-Tarzo / Tarzo-Serravalle); le prime tre da quindici chilometri l’una circa, l’ultima di nove. Un buon camminatore farebbe tutto il Cammino in due giorni ma raccomandiamo di farlo in quattro per avere il tempo di camminare al mattino fermandosi a visitare antiche pievi, parlare con le persone e immergersi nei luoghi della Grande Guerra.

 

Il fiume “sacro alla Patria” è appena dietro l’abitato di Vidor, quasi lo bagna. Qui gli italiani, in rotta dopo Caporetto, fermarono gli austriaci e da qui lanciarono la controffensiva che portò alla Vittoria. Il Sentiero dei Cipressi ricorda il sacrificio dei nostri caduti, il Sentiero delle Vedette (austriache) poco più in là vi parla della guerra di posizione. Il fronte era qui. E qui ora sventola il Tricolore, riposano i caduti, tacciono i cannoni.

Riprendiamo il Cammino su un percorso davvero singolare. In alta montagna di solito s’inizia salendo e poi si scende. Sulla Francigena si incontrano salite più o meno lunghe e comode discese. Qui invece è tutto un saliscendi, soprattutto nell’ultima tappa, quella più corta di nove chilometri dove, in quattro ore, vi troverete a percorrere 500 metri in salita e 580 in discesa. Il Monte Baldo, omonimo dell’altro sito in provincia di Verona, è la cima più alta (594 metri).

La segnaletica è chiara ma c’è anche l’App!

Avevamo la cartina del percorso ma non l’abbiamo mai aperta. Su tutto il Cammino c’è segnaletica verticale o a terra, i colori che la contraddistinguono sono il giallo e il rosso che spesso troverete vicino a quelli bianco-rossi del Cai. Se proprio doveste essere in difficoltà, una comoda App facilmente reperibile sul sito vi guiderà al millimetro. Il segnale del cellulare non ci è mai mancato. La linea delle colline corre parallela a quella dei monti che preludono alle Dolomiti bellunesi e sono appena separate dal lato opposto da alture più basse che cedono alla pianura. Tra le une e le altre piccole valli e avvallamenti che ci regalano anfratti di frescura e minuscoli centri abitati, preziosi come la gente che li abita. Gente semplice e dal gran cuore, che s’intrattiene volentieri con il camminatore, ne è incuriosito, e gli spiega, gli indica, lo aiuta a star bene in questo pezzo di mondo appartato, che si agita un mese all’anno e poi ripiomba nei ritmi che natura impone. Il lavoro qui è tutto solitario, diventa collettivo solo per la raccolta. Eroico, lo definisce qualcuno, ed è vero.

Se in pianura bastano duecento ore di lavoro all’anno per ettaro, qui in collina ne servono ottocento. Ma i risultati si vedono, nel mondo dove il Prosecco ogni anno conquista nuovi record di export, e sul territorio dove mille cantine che producono il Conegliano Valdobbiadene DOCG vi daranno modo di far divertenti tour di degustazione in cantine grandi, piccole e piccolissime.

Vi potrà capitare di incontrare la grande Foss Marai (24 milioni di bottiglie), il delizioso borghetto di Adami, il design delle sale degustazioni di Morotto e Andreola, l’antica corte con la cappella sconsacrata di Adamo Canel (sei ettari per seimila bottiglie) e più giù, verso la pianura, i frizzanti appuntamenti di Borgoluce. È per questo che vi consigliamo di fare il Cammino in quattro tappe.

Borghi, abbazie, palazzi e sculture da scoprire 

Ma anche per avere il tempo di visitare l’antica Abbazia cistercense di Follina in stile romanico-gotico con chiesa a tre navate, bellissimo chiostro e foresteria dove vi consigliamo di dormire.

Per avere anche il tempo di ammirare l’imponente Leone Alato di Marco Martalar sul Lago di Revine a Tarzo (variante della quarta tappa) e la piazzetta di Serravalle di Vittorio Veneto dove sarete catapultati dal sentiero che scende ripido dal monte: uno scrigno d’arte in questo borgo nato a chiusura dell’Antica Via Regia Alemagna.

Natura, arte, vino e aria frizzante: cos’altro?