Prospettive tra speranze e forti timori per la stagione sciistica delle nostre montagne

0

Protagonista di questo periodo è solitamente il dubbio su come sarà l’imminente stagione invernale: un quesito retorico poiché – a livello sia globale sia delle singole località – il timore è sempre stato di non superare (o almeno raggiungere) i risultati degli anni precedenti.

Quest’anno, purtroppo, la situazione è ben diversa. La pandemia ha, infatti, creato un’assoluta incertezza su quando e come potrà iniziare e svolgersi la stagione sciistica: gli attuali dpcm (validi fino al 3 dicembre ed emessi per contenere il diffondersi incontrollato del virus) hanno inserito in fascia rossa e arancione (le aree maggiormente colpite) quasi tutte le regioni in cui sono attivi i maggiori comprensori sciistici dell’arco alpino. Indipendentemente dall’attuale impossibilità di raggiungere le località sciistiche per le limitazioni agli spostamenti, già nel dpcm del 24 ottobre 2020 era stata prevista la chiusura degli impianti di risalita per i praticanti amatoriali per cui lo sci alpino era di fatto reso impossibile, salvo impensabili ritorni ai primordi.

In realtà il citato Dpcm ipotizzava possibili deroghe a livello regionale mediante protocolli approvati dal Comitato Tecnico Scientifico. Si auspica che le regioni e le organizzazioni coinvolte elaborino una proposta equilibrata (eguale su tutto il territorio nazionale) che tenga presenti le garanzie sanitarie necessarie in questo periodo coniugandole con le necessità organizzative e funzionali dell’operatività. Gli interventi dovrebbero interessare gli impianti di risalita soprattutto nella fase della partenza (biglietteria inclusa) in cui più facilmente si verificano assembramenti puntando sulle prenotazioni on line, su un rigoroso controllo del distanziamento sociale nelle eventuali code e sulla limitazione del numero degli utilizzatori di ciascun impianto nel rispetto delle indicazioni sanitarie, specialmente quando si tratta di cabinovie, funivie ecc. oltre naturalmente alla sanificazione continua di tutte le strutture. Anche gli sciatori dovrebbero rispettare le norme di sicurezza: indossare la mascherina in modo corretto (cioè sopra il naso, cosa difficilissima a far capire), rispettare il distanziamento sociale (in situazioni che lo richiedono), esibire certificato di negatività al virus, termoscanner prima di iniziare l’attività sportiva…

Cervinia, per esempio, lo scorso 25 ottobre facendo raggiungere a circa 2.000 sciatori Plan Maison e i 3.500 metri di Plateau Rosa in sicurezza e senza assembramenti ha dimostrato – correggendo le disfunzioni che il giorno di apertura avevano causato lunghe code finite su tutti i media – che è possibile rispettare le norme anti covid e portare tutti in quota. A meno di un mese dal periodo natalizio (fondamentale per l’economia dello sci), neanche la Sibilla Cumana sarebbe in grado di poter fornire una previsione valida sull’andamento del fattore condizionante quest’avvio di stagione: l’evoluzione della curva pandemica a sua volta determinata dal rispetto (o meglio mancato rispetto per superficialità) da parte degli Italiani delle tre indicazioni certe per combattere la diffusione del virus.

È logico che in questa situazione d’incertezza i sentimenti predominanti siano indecisione su cosa fare e paura di sostenere investimenti onerosi. Si pensi per esempio all’innevamento artificiale necessario per molte località in questi tempi di scarse nevicate, ma molto costoso e con prospettive di utilizzo e redditività molto incerte, anche ipotizzando la fine o l’attenuazione delle limitazioni di spostamento: ciononostante in alcuni comprensori, specialmente dolomitici, gli operatori hanno cominciato a sparare neve artificiale per essere comunque pronti e non perdere le condizioni metereologiche necessarie per l’operazione.

Quando finalmente sarà possibile aprire la stagione vi saranno, però, ancora molte incognite: la reazione degli Italiani (condizionati dagli sconsiderati atteggiamenti estivi di molti) all’eventuale libertà natalizia (vagheggiata da molti politici e non) o alla più probabile apertura posticipata agli inizi 2021, le conseguenze sui singoli della crisi economica determinata dal lockdown primaverile, la flessione (anche pesante) delle presenze estere dei Paesi in situazioni analoghe alle nostre, il ventilato timore di una terza ondata…

Oggi più che mai però è necessario reagire e pensare al futuro in modo prospettico (la stagione dello sci dura fino a fine marzo/aprile, certamente oltre la fine dei divieti) e cogliere quest’occasione anche per ripensare la montagna invernale in chiave diversificata, non limitandosi cioè a puntare solo sulla popolarità dello sci alpino, valorizzando tutte quelle attività che per loro natura non creano assembramenti e non necessitano di impianti (ciaspole, sci di fondo, sci alpinismo, escursioni sulla neve…) e permettono di apprezzare, muovendosi senza frenesia, la natura beandosi dei favolosi panorami invernali.

Ciò premesso, sperando che il Covid permetta (con il rigido rispetto da parte di gestori e sciatori dei Protocolli concordati con il Cts) di poter presto tornare sulle piste, non resta che sognare dove sciare, calpestare la neve e respirare la pura e salubre aria delle località prescelte, anche se occorre  accettare l’idea che nel prossimo periodo natalizio sarà necessario rinunciare ai riti consumistici per salvaguardare la salute nostra e altrui in modo da evitare le follie del ‘liberi tutti’ ferragostiano. La stagione sciistica è lunga: se quest’anno si dovrà rinunciare al Capodanno sulle piste, la gioia della montagna potrà essere recuperata nella seconda parte della stagione. Lascia però perplessi l’ipotesi di ‘demonizzare’ la montagna (colpendone gravemente l’economia) attraverso la chiusura degli impianti di risalita quasi fossero i colpevoli della perdita di controllo della diffusione del virus (dovuta invece all’insufficienza di molti sistemi sanitari regionali) e contemporaneamente ipotizzare periodi di (sembra di capire) ‘liberi tutti’ per lo shopping natalizio fonte di assembramenti molto più numerosi e pericolosi (sia nei negozi e nella grande distribuzione, sia nei mercatini all’aperto) delle code alla partenza di funivie, ecc.

Gli operatori della montagna, che già hanno subito il lockdown dello scorso marzo, in presenza della probabile chiusura nel periodo natalizio dovrebbero essere aiutati dalle autorità governative nella stessa misura degli altri settori: anche il loro contributo all’economia nazionale è importante e rilevante se il turismo invernale è valutato dai 10 ai 12 miliardi di euro e tra i 50 e 60 mila posti di lavoro.

Inoltre non bisogna ignorare che essendo – come sembra – aperte le stazioni sciistiche svizzere cui possono seguire analoghe decisioni in Austria, Francia, Slovenia… sarebbe opportuno un accordo europeo per assicurare eguali opportunità a tutte le stazioni in modo da evitare che chi opera in Paesi meno responsabili e meno preoccupati della salute dei cittadini abbia a subire una perdita anche futura di clientela, specialmente estera.

Il protocollo delle Regioni per lo sci durante le festività natalizie

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato le linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte di sciatori amatoriali. E’ un documento che inviamo al governo come contributo propositivo per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all’economia della montagna dei nostri territori”. Lo ha annunciato il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, governatore della Liguria, al termine della riunione. “L’auspicio è che, come accaduto in precedenza, il governo voglia condividere con le Regioni i necessari approfondimenti sul piano della collaborazione istituzionale nell’interesse dei cittadini, del tessuto socioeconomico del Paese, nel rispetto delle necessarie regole di prevenzione” ha detto Toti.

Le linee guida potranno “garantire un avvio in sicurezza della stagione invernale” affermano in una nota congiunta Martina Cambiaghi (assessore allo Sport e Giovani della Regione Lombardia), Daniel Alfreider (vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano), Luigi Giovanni Bertschy (vicepresidente della Regione Val d’Aosta), Sergio Bini (assessore al Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia), Federico Caner (assessore al Turismo della Regione Veneto), Roberto Failoni (assessore al Turismo della Provincia Autonoma di Trento) e Fabrizio Ricca (assessore allo Sport della Regione Piemonte). Riguardo all’eventuale riapertura degli impianti sciistici,Speranza e Boccia hanno confermato che e’ in corso una trattativa a livello europeo – spiega Toti – bisogna essere consapevoli del fatto che gli svizzeri hanno gia’ decretato la riapertura e molti comprensori sono a cavallo tra piu’ nazioni”.

Gli impianti da sci e il sistema vacanze invernali che sono fondamentali per la nostra economia riapriranno quando l’epidemia si sara’ raffreddata, speriamo nel giro di un mese, un mese e mezzo. I ristori saranno garantiti per tutte le attivita’ che non potranno aprire. La sicurezza delle persone e la salute vengono prima di tutto”. Così il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia durante il vertice con le Regioni e gli enti locali. “Dobbiamo chiudere questa seconda ondata evitando la terza e mantenendo la convivenza con il virus con il massimo della sicurezza. Anche in Germania si e’ scelta la linea della massima prudenza, nella consapevolezza che ‘davanti a noi ci sono mesi invernali difficili, e questo vale fino a marzo’ ha dettoil ministro Helge Braun. ‘Questa moderazione che dobbiamo tenere noi tutti ogni giorno anche a gennaio, febbraio e marzo, sarà accompagnata da ulteriori misure di contenimento se il nostro comportamento non sarà sufficiente’”.