Kandinsky e la rivoluzione dell’astrattismo in mostra a Palazzo Bonaparte di Roma

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Una grande retrospettiva dedicata a Vassily Kandinsky giunge a Roma, con oltre settanta opere provenienti dal Centre Pompidou. La mostra ripercorre l’intera evoluzione dell’artista, tra figurazione e astrazione, evidenziando il suo ruolo centrale nella rivoluzione del linguaggio pittorico del Novecento

Vassily Kandinsky, Park von Saint-Cloud, dunkle Allee, 1906, donazione Nina Kandinsky, 1981, Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle

Roma si prepara a ospitare uno degli eventi espositivi più rilevanti della prossima stagione culturale. Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, le sale di Palazzo Bonaparte accolgono una grande retrospettiva dedicata a Vassily Kandinsky, figura centrale nella nascita dell’arte astratta e protagonista di una delle trasformazioni più radicali del linguaggio pittorico del Novecento. L’esposizione rappresenta un’opportunità significativa per ripercorrere il percorso di un artista che ha ridefinito il rapporto tra forma, colore ed espressione.

A oltre venticinque anni dall’ultima grande mostra romana dedicata al maestro russo, il progetto espositivo torna nella capitale con un’impostazione di respiro internazionale. Riunisce più di settanta opere, provenienti in larga parte dal Centre Pompidou di Parigi, che custodisce il più ampio nucleo al mondo di lavori dell’artista grazie al lascito di Nina Kandinsky, sua devota moglie e custode instancabile della sua memoria,. La presenza di queste opere assume un rilievo particolare anche alla luce della prevista chiusura del museo parigino per interventi di restauro, rendendo la mostra romana un’occasione rara per il pubblico italiano.

Il percorso, curato da Angela Lampe, si sviluppa come una lettura completa della vicenda artistica e personale di Kandinsky. Dalle prime esperienze fino alle fasi più mature, l’esposizione restituisce l’evoluzione di un autore che, dopo una formazione in Giurisprudenza ed Economia politica all’Università di Mosca e prospettive accademiche consolidate, decide di orientare la propria vita verso la pittura. Una scelta radicale che segna l’inizio di una ricerca destinata a influenzare profondamente le avanguardie europee.

Due momenti risultano particolarmente determinanti nel processo di definizione del suo linguaggio. Da un lato, l’incontro con i “Covoni” di Claude Monet, che porta Kandinsky a riconoscere nel colore una forza autonoma rispetto alla rappresentazione figurativa. Dall’altro, l’esperienza musicale del “Lohengrin” di Richard Wagner al Teatro Bol’šoj, che contribuisce a sviluppare l’idea di una pittura capace di evocare emozioni analogamente alla musica. In questa prospettiva, colore e forma assumono una dimensione sensoriale e simbolica, svincolata dalla necessità di descrivere il reale.

Gabriele Münter, Drachenkampf (Combat du dragon), 1913, Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle

L’allestimento si articola in cinque sezioni, pensate per accompagnare il visitatore attraverso le principali fasi della produzione kandinskiana. Si parte dagli esordi figurativi, per poi attraversare il periodo di Monaco e la nascita del gruppo del Blaue Reiter nel 1911, fondato insieme a Franz Marc e Gabriele Münter. Il percorso prosegue con l’esperienza del Bauhaus, fondamentale per l’elaborazione teorica dell’artista, fino ad arrivare agli anni parigini, caratterizzati da una sintesi matura tra rigore formale e libertà espressiva.

La mostra restituisce così un ritratto articolato di Kandinsky non solo come pittore, ma anche come teorico e docente, evidenziando il suo contributo alla definizione di un nuovo linguaggio visivo. La sua ricerca si colloca al centro delle avanguardie storiche, contribuendo a ridefinire i confini stessi dell’arte.

Un focus specifico è dedicato alla figura di Gabriele Münter, artista a lungo marginalizzata dalla storiografia e oggi oggetto di una rinnovata attenzione critica. Compagna di Kandinsky per oltre dieci anni, Münter ha condiviso con lui una fase cruciale di sperimentazione e ha avuto un ruolo attivo nello sviluppo delle ricerche del Blaue Reiter. La presenza di alcune sue opere in mostra consente di approfondire questa relazione artistica e di restituire maggiore equilibrio alla narrazione del periodo.

Tra i nuclei più rilevanti figurano le opere realizzate tra il 1911 e il 1914, anni decisivi per il passaggio definitivo all’astrazione. In questo contesto si inserisce “L’Arco nero” (1912), uno dei lavori più rappresentativi di questa fase e tra i più noti della collezione del Centre Pompidou. Accanto a questo, “Gelb-Rot-Blau” (1925) testimonia il raggiungimento di una piena maturità espressiva, con una costruzione compositiva in cui elementi geometrici e cromatici si organizzano secondo equilibri che richiamano strutture musicali.

Vassily Kandinsky, Dunkle Kühle, 1927, donazione Nina Kandinsky, 1981 Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne C. création industrielle

Oltre ai dipinti, il percorso espositivo include una selezione di acquerelli, incisioni, fotografie, documenti e materiali d’archivio provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky. Questi elementi contribuiscono a delineare anche una dimensione più privata dell’artista, offrendo strumenti utili per comprendere il contesto in cui si sviluppa la sua ricerca.

L’allestimento è arricchito da approfondimenti dedicati al rapporto tra arte e musica, uno dei temi centrali nella riflessione kandinskiana. A questo si affianca una sala immersiva progettata per tradurre visivamente e spazialmente i principi della sua poetica, permettendo al visitatore di entrare in un ambiente costruito su ritmo, colore e dinamiche formali.

La mostra non si limita a presentare una selezione di opere, ma propone una lettura ampia della trasformazione culturale avviata da Kandinsky. Il superamento della rappresentazione figurativa segna infatti un passaggio fondamentale nella storia dell’arte, aprendo la strada a una concezione dell’opera come espressione autonoma, capace di agire direttamente sulla percezione e sull’interiorità.

Questa retrospettiva romana si inserisce quindi in un contesto più ampio di rilettura delle avanguardie storiche, offrendo al pubblico strumenti per comprendere la portata di una rivoluzione che ha inciso in modo duraturo sul linguaggio visivo contemporaneo. Kandinsky emerge come una figura chiave di questo processo, coniugando magistralmente rigore teorico e sperimentazione artistica.

Immagine in apertura: Vassily Kandinsky, Gelb-Rot-Blau (Jaune-rouge-bleu), 1925, donazione Nina Kandinsky, 1976, Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle

 

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