Scoprire New York d’estate dopo il tramonto a Central Park

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C’è una magia d’estate nascosta gelosamente nel cuore di New York. Per scoprirla, bisogna avventurarsi dopo il tramonto a Central Park. Nessuna paura, i film degli anni settanta con Charles Bronson nei panni del Giustiziere della notte sono lontani

Oggi, al calar del sole, nel parco più famoso e celebrato del mondo trovate famiglie che fanno pic nick in cerca di fresco e tranquillità sul Great Lawn, il grande prato dove durante il giorno si viene a prendere la tintarella. Un prato che è entrato di forza nella storia della musica, dopo il mitico concerto di Simon e Garfunkel del 1981. Da allora, ogni anno i grandi del rock, da Elton John, a Bruce Springsteen continuano ad esibirsi di fronte a migliaia di fan. Nelle sere senza rock e assoli di chitarra elettrica, camminando verso la North Woods, la zona boschiva più estesa del parco, e le splendide aree circostanti, si scopre il segreto meglio custoditi di Central Park. Una distesa infinita di lucciole copre le zone erbose, le rocce e i piccoli cespugli, come un mantello regale cosparso di diamanti.

Le lucciole nel cuore della metropoli

E’ incredibile pensare di essere al centro di una metropoli gigantesca e caotica, a due passi da grattacieli e dai vapori della metropolitana, e poter vedere i balletti luminosi delle lucciole, così rare ormai anche nelle nostre campagne. Il paesaggio naturale che ospita le piccole lucciole è stato creato ispirandosi ai boschi del nord-est, Catskill e Adirondack, per offrire l’opportunità di vivere un’esperienza più intima e coinvolgente a contatto con la natura ai newyorkesi che non potevano permettersi una vacanza.

Già nel 1857, quando Frederick Law Olmsted e Calvert Vaux progettarono il parco, pensavano ad una fuga dal chaos urbano, ma a due passi da casa. Valorizzarono la morfologia del terreno, pieno di colline e qualche roccia, aggiunsero alberi e altra vegetazione, crearono piccoli nuovi specchi d’acqua, cascate, ponti rustici e una rete di sentieri per esplorare l’area. Il loro obiettivo era ricreare l’atmosfera di una natura selvaggia e incontaminata nel cuore della città.

Così selvaggia che a Central Park vivono, nascosti dagli alberi del North Wood dei coyote. Una coppia, per la precisione, che i newyorkesi hanno battezzato Romeo e Giulietta. Poi ci sono i falchi dalla coda rossa, le aquile, i procioni (quelli della Banda Bassotti disneyana), inifinite razze di uccelli per la gioia dei birdwatchers e naturalmente gli atletici, popolari e super urbanizzati scoiattoli grigi.

La versione newyorchese di Cip e Ciop si sente decisamente a casa. Si calcola che ci siano quasi 2500 scoiattoli a Central Park. Capaci di mangiare con naturalezza dalle mani dei molti turisti che li avvicinano, felici di spartire con loro bagels, cheese burger e gelati, nonostante le continue raccomandazioni degli esperti, che vorrebbero per i furbi roditori volanti solo ghiande.

I mitici Strawberry Fields all’entrata della 72a strada, dedicati a John Lennon

Ma Central Park è anche questo, un insieme di paradossi e contraddizioni affascinanti, autentico specchio della città che lo ospita. Antico, con fortificazioni costruite durante la guerra del 1812, e moderno, con i mitici Strawberry Fields, di fronte al Dakota Building, sull’entrata della Settantaduesima strada, dedicati all’ex Beatles John Lennon. Che proprio al settimo piano del Dakota viveva, assieme a Yoko Ono. Appartamento 71, mentre al 72 c’era la sala di registrazione.

 

E davanti al Dakota fu ucciso, l’8 dicembre del 1980, a quarant’anni. Il nome del memoriale deriva da “Strawberry Fields Forever“, la canzone scritta e interpretata da Lennon con i Beatles nel 1967. All’interno dell’area un mosaico donato dalla città di Napoli, costruito con tessere bianche e nere che formano una sola parola… Imagine”. Imagine all the people Sharing all the word… Immagina tutta la gente condividere tutto il mondo.

E’ l’inno pacifista che John Lennon scrisse nel 1971, sognando un mondo senza guerre e senza conflitti. Gli Strawberry Fields hanno la forma di una lacrima, e sono pieni di alberi, arbusti e pietre donati, come aveva voluto Yoko Ono. Strawberry Fields furono ufficialmente inaugurati il 9 ottobre 1985, nel quarantacinquesimo anniversario della nascita di Lennon.

Da allora sono rimasti un paesaggio vivo, attraversato da musicisti e poeti, come sarebbe piaciuto a Lennon, che qui veniva a passeggiare ogni giorno. E che oggi si ritroverebbe nel mondo variegato del parco… ragazzi che giocano a beach volley, sportivi che si allenano per la maratona, innamorati che si baciano nelle carrozze trainate dai cavalli, ciclisti dilettanti e serissimi giocatori di lawn bowling, il bowling su prato, sport di precisione in cui si lanciano palline leggermente asimmetriche e appesantite, delle bocce un po’ particolari, per arrivare il più possibile vicini al bersaglio, una piccola boccia chiamata “jack”.

A proteggere Central Park ci pensa Balto, l’eroico cane da slitta che si erge fiero su uno sperone roccioso poco lontano dal Tisch Children’s Zoo. La sua statua è tra le più amate del parco, lo dimostra la superficie lucida e consumata delle sue orecchie e della schiena, dovuta ai numerosi bambini che spesso vi salgono sopra. La storia, vera, di Balto riecheggia nelle ballate dei cantastorie che affollano Central Park.

Il cane husky che sfidò una terribile bufera e percorse più di mille chilometri per portare le medicine nello sperduto villaggio dell’Alaska che stava morendo per un’epidemia di difterite, e che, ormai vecchio, fu portato a New York nel 1925, quando a Central Park si inaugurò la sua statua scolpita da uno degli artisti più famosi dell’epoca, Frederick George Richard Roth, originario di Brooklyn.

Sulla targa Roth fece incidere tre parole che secondo lui definivano l’eroismo di Balto: Endurance, Fidelity, Intelligence. Resistenza, Fedeltà, Intelligenza