Terra di pizzaioli per eccellenza, questa estesa conca ai piedi dei Monti Lattari da cui si domina Amalfi, è una sublime sintesi fra paesaggio e biodiversità, storia e cultura, tradizioni millenarie e saperi contadini. PizzAcademy si fa vetrina di un territorio unico
Quattromila anime e quasi duemila pizzaioli sparsi per il mondo, così da giustificare la battuta che spesso echeggia qui: “La pizza siamo noi!”. E qualche freccia all’arco, per dimostrarlo, i tramontani ce l’hanno.
Tramonti è la parte più nascosta, più rurale e più intima della Costiera Amalfitana, quella che sta in alto, sotto le montagne, disposta a corona con i suoi 13 borghi, i suoi terrazzamenti da agricoltura eroica. Lo sfondo di questo paradiso naturale sono le creste austere dei Monti Lattari; il mar Tirreno è laggiù e sembra una visione di Fata Morgana. Il mare di Maiori, di Minori, il mare sotto Ravello. Tramonti lo scorge tra i limoni “sfusati” (questo è il regno dello Sfusato Amalfitano IGP) delle sue limonaie terrazzate protette da pagliericci sostenuti da pali di castagno o lo scorge, il mare laggiù, da sotto i tralci delle sue monumentali viti secolari. Anzi ultrasecolari, come il Tintore, che non hanno mai conosciuto la fillossera e i cui giganteschi ombrelli mostrano ancora i legacci fatti con i rami di salici, intrecciati da mano sapienti.
Qui tutto è archetipo, tutto riconduce a un mondo arcaico, impastato di pane e valori, impreziosito da una natura madre che domina e accarezza al tempo stesso. “Qui siamo in Montiera – ama dire Vincenzo Savino, che di Tramonti è il vicesindaco e dell’Associazione Pizzaioli è stato il precursore – ovvero la Costiera di montagna. Un altro mondo, seppur stessa terra e stessa anima. Qui sono diversi i valori, tutto ruota intorno all’agricoltura. Quella fatta di sacrificio e ostinazione. Guardateli i nostri terrazzamenti. Sono quelli dove ogni giorno fino a pochi decenni fa sgobbavano le “formichelle” che portavano sulle spalle pesanti sacchi di limoni fino a Maiori, lungo un ripido sentiero. Sono le terrazze dove prosperano le nostre viti antiche, che ci regalano il Tintore e altri sinceri vini di Costiera”. Un’eccellenza nella produzione di vini Costa d’Amalfi DOC.
Sì, qui a Tramonti (che ha dato il nome al vento di Tramontana, nella bussola creata dai naviganti di Amalfi) il paesaggio è sovrano. La conca si apre dai 650 metri del Valico di Chiunzi, porta d’ingresso dall’Agro Nocerino Sarnese.
Tramonti è un grande anfiteatro verde. Accanto a viti e limoneti, una distesa di castagni. E poi fichi, castagni e olivi. Il Parco regionale dei Monti Lattari era un’istituzione doverosa per salvaguardare questo lembo montano di Costiera Amalfitana: un arcipelago di tredici frazioni, perché Tramonti in realtà non esiste. Esistono i suoi borghi, svettano i suoi campanili che di sera accendono un presepe di luci fiabesche, galleggianti sul mare scuro della montagna. Illuminate pure le chiese e i tanti capitelli ai crocicchi delle strade, tutti con un fiore fresco davanti all’effigie del santo di turno o della Vergine. Ogni frazione ha una storia da raccontare, come quella della Madonna delle Galline: ricorda il ritrovamento di un’icona della Vergine portata via dalle acque a Tramonti e ritrovata a Pagani, grazie al razzolare delle pennute. Dopo Pasqua genera una festa religiosa, partecipatissima e sospesa in un sincretismo fra sacro e profano che qui è humus per il mantenimento di tante tradizioni vitali.
Metti quella della pizza. I tramontani (che un tempo si chiamavano tramontini) ne vanno fieri, sia per quella moltitudine di mastri pizzaioli sparsi per l’Italia e per il mondo, sia perché qui l’arte della pizza ha connotati di originalità che pure i napoletani riconoscono. Tramonti vanta la sua “pizza nera”, che ancora è rito d’obbligo il 2 novembre, il giorno dei defunti. Pizza fatta con la farina integrale di cereali poveri, il cui colore richiama quello del lutto. Ma la simbologia è plurima: il grano è simbolo di rinascita e quindi di vita. Un tempo la pizza nera veniva consumata anche all’uscita del cimitero. La tradizione della pizza con farina integrale si mantiene viva a Tramonti. “Qui da noi tutti i locali ogni giovedì la propongono – dice Federica Caso, dell’agriturismo Il Tintore di Capitignano – spesso ci viene ordinata anche per il week end: margherita o marinara, dove oltre al nostro pomodoro sono d’obbligo le alici di Cetara. Di integrale qui facciamo anche il panbiscotto”.
A Tramonti la pizza è il centro di tutto: è nata anche una PizzAcademy che ogni anno a primavera richiama un folto gruppo di maestri pizzaioli, maestri pasticcieri come Sal De Riso (ambasciatore di dolcezze tramontane nel mondo), produttori e giornalisti per un confronto fra le varie scuole. Così da attualizzare, attraverso un pensiero contemporaneo, il mondo pizza tramontano, che è un patrimonio di valori da tramandare. Tramonti presto potrà contare sulla “Casa del gusto”, spazio per didattica, eventi, confronti. “Fu un’intuizione di Raffaele Ferraioli, sindaco di Furore e presidente della Comunità Montana – sottolinea Vincenzo Savino – Noi dell’Associazione Pizzaioli contiamo molto su questo spazio, anche per i giovani“.

“Tramonti è il paese della pizza, la prima De.Co. è nata qui, è la patria del fiordilatte, che è prodotto da nove caseifici artigianali locali. Siamo anche città del vino e delle castagne”. Antonio Erra, presidente dell’Associazione Pizzaioli: “Siamo fieri di questo territorio unico. La pizza è anche simbolo di umiltà, di condivisione e di valori semplici, che a noi piace testimoniare ogni giorno”. Il suo vice Antonio Vuolo, emigrato a Modena e imprenditore di successo della pizza: “Tornare qui è un richiamo irresistibile. Tramonti e anche un territorio ricco di arte, di storia e di cultura. Ogni paesino è uno scrigno di tesori antichi”.
Un tempo terra di emigrazione, appunto (oltre ai tanti pizzaioli, l’anagrafe di Tramonti registra fra i partenti anche Immacolata Giordano, la mamma di Mario Cuomo, a lungo governatore dello Stato di New York), oggi questa terra rivendica la sua parte nell’ambito di un turismo nuovo, consapevole e lento. Attento alla bellezza, alla biodiversità e alle bontà del territorio. Polo di attrazione di un turismo green lo è già: “La scelta fatta con la mamma di trasformare il vecchio casale di famiglia in un luogo di accoglienza e di ristorazione – dicono Marilena e Alfonso Simeone del Frescale, in contrada Polvica – ci ha regalato la gioia di poter incontrare tante persone, spesso stranieri, che apprezzano la passione con cui ancora coltiviamo viti e ortaggi, prepariamo le torte, i succhi e le marmellate”.
“La nostra limonaia – gli fa eco Ruben Giordano, dell’azienda Le Formichelle, straordinario balcone su Tramonti – è diventata un luogo di socialità. Far merenda sotto queste 150 piante con davanti un panorama così, raccontando anche la fatica delle portatrici di un tempo, sbalordisce i nostri ospiti. Specie gli stranieri”. “Degustare sotto la pergola i nostri vini, frutto di piante di 250 anni e dopo una passeggiata fra queste viti patriarca – dicono alla Tenuta San Francesco – emoziona chiunque. Noi compresi. C’è tanto amore in ogni bottiglia”.
Qui è ancora attivo qualche vecchio cestaio che costruisce le sue opere con i polloni del castagno. La magia e l’arte dell’intreccio. Ecco, Tramonti è un intreccio di valori. E’ la dimostrazione del vecchio assunto: il turismo balneare in Costiera Amalfitana è un equivoco. Non esisterebbe senza il lavoro e la resilienza di chi lavora la terra che, proteggendo questo territorio, bellissimo e fragile nel contempo, trasmette saperi che non tramonteranno mai. Tanto meno a Tramonti…
