Team New Zealand mantiene l’America’s Cup battendo Luna Rossa Prada Pirelli

0

Nel settimo giorno ai kiwi basta la regata numero 10 e riscrive il proprio nome sulla 36a edizione dello storico trofeo. Vince la barca nettamente più veloce e finisce 7-3. Onore alla sfida di Luna Rossa, arrivata a un passo dal cielo. Bruni: “Credo che ci riproveremo”. Spithill: “Grazie Italia”. La festa. Le prime riflessioni: si può ritentare…

di Fabio Colivicchi, Ansa – Responsabilità editoriale Saily.it

Ha vinto la barca più brutta, ma dannatamente più veloce. Il defender ha vinto subito e abbastanza facilmente la prima prova del Day 7, facendo il settimo punto. La Coppa America resta al Royal New Zealand Yacht Club, resta alla Nuova Zelanda dei 3 milioni di velisti su 5 milioni di abitanti. E’ tutt’altro che sicuro che resti a Auckland, visti i rumors sulle possibili diverse location per la prossima edizione, ma questo è un altro discorso. Questo mercoledi 17 è il giorno in cui Emirates Team New Zealand scrive il suo nome sul trofeo.

La decima regata ha avuto poca storia, Partenza pari, ma subito vantaggio per ETNZ che vede e si prende il salto di vento a destra. Il distacco resta minimo per i due giri seguenti, pur essendo in testa Te Rehutai non allunga come altre volte, Luna Rossa combatte e cerca di restare a galla. Ma i kiwi non sbagliano, non succede niente che possa riaprire la regata.

Nell’ultima bolina e nell’ultima poppa con 400 metri di vantaggio da amministrare c’è tempo per entrambi i team di entrare nel mood del Fine-Coppa. Neozelandesi sorridenti all’arrivo, festeggiano pacatamente; la vera festa sarà a terra, migliaia di persone ovunque sulle rive, una liturgia della cerimonia di premiazione che era stata predisposta già da giorni e che la strenua resistenza di Luna Rossa ha rinviato.

Onore alla sfida di Luna Rossa Prada Pirelli del Circolo Vela Sicilia, che si ferma a un passo dal cielo, dopo una stagione esaltante e un a crescita continua nel corso della quale ha appassionato milioni di italiani, nonostante il momento particolarmente difficile che vive il Paese. Non c’è stato il whitewash, il cappotto come il 5-0 del 2000, il confronto è stato aperto a lungo, per i primi tre giorni in pareggio. Poi c’è stato un giorno di sosta che ha spostato qualcosa, e Te Rehutai ne ha vinte quattro di fila.

Riflessioni, bilanci, futuro. I prossimi giorni saranno di analisi, saluti, ripartenze

Nel mondo che combatte la pandemia, la vela della Coppa America ha aperto una finestra di aria pura, ha fatto respirare mare, sole, senso del viaggio e dell’impresa, dell’uscita dai limiti di ciascuno. Si è spinta a far volare sull’acqua le imbarcazioni, estraendo dal vento velocità al quadruplo della sua intensità. Si può fare: puo’ essere il titolo finale di questa stagione indimenticabile, che resterà anche nella storia della vela italiana. Si puo’ fare l’ha dimostrato Luna Rossa. Si puo’ fare, e l’ha fatto, la Nuova Zelanda, battendo il Covid, organizzando la XXXVI America’s Cup e vincendola. Si può fare deve essere il motto che la vela trasmette al mondo.

I commenti a caldo di Francesco Bruni e James Spithill

Checco Bruni“Perdere è sempre brutto, ma non ho rimpianti e non sono triste, è stata una grande campagna. Abbiamo dimostrato al mondo che potevamo farcela. Orgoglioso e felice con tutto il team da terra alla barca. Eravamo vicini, spero di avere un’altra possibilità, credo che Patrizio Bertelli e Luna Rossa torneranno e ci riproveranno, grazie Italia per il supporto!”

Jimmy Spithill: “Mi dispiace, avrei voluto fare qualche regata in più di questa finale. Veramente abbiamo creduto di poter vincere. Sono stati anni fantastici per passione, emozione, lavoro, gli italiani hanno dimostato molto, è stata una grande campagna. Ovvimente complimenti ai kiwi, sono stati fantastici e meritano di essere i campioni. Bravi a tutti i ragazzi di Luna Rossa. Vivere in Sardegna, entrare nella cultura italiana, gli italiani sono un popolo fantastico, per me resterà una indimenticabile esperienza. Grazie Italia!”

Foto sopra dell’equipaggio dopo la vittoria sui vari Challenger, la Prada Cup. Servizio ANSA

Autore

Avatar