L’Italia rischia di perdere attrattività. Urge allineare la norma del Tax Free Shopping all’Europa

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L’Italia rischia di rimanere il Paese europeo con la normativa fiscale meno attraente per i turisti internazionali che, non appena sarà possibile, decideranno di tornare a viaggiare nel Vecchio Continente

L’Italia rimane immobile mentre gli altri “vicini-competitor” mettono in atto politiche fiscali sempre più attrattive. Che questo sia un ambito strategico per il rilancio dell’economia legata al turismo lo dimostra anche la recente decisione presa dalla Francia: il governo transalpino ha annunciato che dal 1° gennaio 2021 sarà possibile per i viaggiatori extra-UE chiedere il rimborso dell’Iva per acquisti personali da 100 euro in su, abbassando notevolmente la vecchia soglia ferma da anni a 175 euro. Un’importante svolta proveniente dal Paese che, finora, aveva il limite più alto di tutta Europa, “primato” che ora passa all’Italia.

Da noi, infatti, c’è ancora un livello stabilito nel 1993: per poter avere il rimborso dell’Iva i turisti devono spendere per ogni acquisto almeno 154,95 euro, le vecchie 300.000 lire. Situazione diametralmente opposta a quella di Germania e Spagna, dove da tempo è stata eliminata la soglia minima di spesa per il tax free shopping: in quei Paesi il rimborso è previsto spendendo qualsiasi cifra, anche pochi euro.

«L’Italia non può permettersi di non intervenire, soprattutto in un momento storico nel quale registriamo un crollo del settore del 90% rispetto allo scorso anno e nel quale lo stesso Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha sottolineato come si pone, su diversi fronti, un serio problema di competitività tra ordinamenti giuridici dell’Unione Europea» dice Stefano Rizzi, Country Manager di Global Blue Italia, società leader nel settore del Tax Free Shopping e con una vocazione naturale nella consulenza in ambito di turismo e retail.

«Senza correttivi è molto probabile che il turista cinese, americano, australiano, quando tornerà a viaggiare e fare shopping in Europa, acquisterà la borsa, l’orologio, le scarpe tanto desiderate in Spagna, Francia o Germania, invece di farlo in Italia. Così facendo, il danno economico si ripercuoterà principalmente sui piccoli artigiani, già in grande difficoltà a causa della crisi che stiamo attraversando, i cui prodotti, eccellenza del made in Italy, avranno ancora meno possibilità di essere venduti» sottolinea Rizzi.

«Lo shopping è diventato un elemento in grado di influenzare e indirizzare un viaggiatore a preferire un Paese piuttosto che un altro. Dove fare acquisti, cosa comprare, quanto spendere viene sempre più spesso pianificato prima della partenza, prevedendo di dedicare a questa attività diverse ore se non alcuni giorni del programma di viaggio: sono dinamiche cruciali per la competitività di un Paese che non possono più essere ignorate. Ancora una volta chiediamo a Parlamento e Governo, in particolare ai ministeri dell’economia e del turismo guidati da Roberto Gualtieri e Dario Franceschini, di non sottovalutare il peso e l’importanza del settore imprenditoriale legato al turismo internazionale».

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