Un viaggio esperienziale nella Val di Vara, nell’area ligure-apuana

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Con la firma di un protocollo d’intesa tra il Ministero del Turismo e 66 comuni appartenenti alle province della Spezia e di Massa Carrara, è nata ALA, Area Ligure Apuana, ente di promozione turistica che opererà tra la Liguria e la Toscana e che, pur lasciando autonomia a livello locale, potrà porsi quale riferimento unitario a livelli superiori. A sostegno della identificazione territoriale sono stati evocati i Liguri Apuani, quasi a voler significare un’affinità, se non un’omogeneità, tra le popolazioni, ma il salto millenario sembra davvero ardito. Più probabili, oggi, i riflessi di un processo osmotico a cui in seguito accennerò.

Concomitante con l’evento, e per iniziativa della Città della Spezia, comune capofila dei 66, un’edizione della Bitesp (Borsa del Turismo Esperienziale), imperniata su un Workshop tra operatori turistici locali e buyers internazionali nonché su alcuni tour dedicati ai buyers e ai giornalisti. A me è assegnata la destinazione Val di Vara e ne sono contento perché, volendo restare coerenti al clou della manifestazione, l’esperienzialità appunto, sarebbe difficile trovare di meglio.

Partiti. Mentre la percorro, l’ascolto, ascolto la Valle e mi chiedo: ma la Val di Vara è per tutti? E la risposta arriva subito, spontanea: no. Allora mi metto a caccia del discrimine e lo trovo, conta non l’avere, ma l’essere. Se hai il conto in banca gonfio e sei becero la Val di Vara non è per te e soprattutto tu non vai bene a lei. Sembra sussurrarmi, la Valle, guarda, i soldi sono importanti, anzi importantissimi perché si traducono in redditi o servono per gli investimenti, ma vengono dopo. Dopo che cosa? Ti rivelo quello che c’è prima: tutela, conservazione e progresso compatibile. Insomma la mia bellezza, come dicono i moderni, non è un bene negoziabile.

Quanta ragione, penso tra me, e guardo il fiume Vara che solca tutta la Valle, cui dà il nome, a tratti con piglio torrentizio, ora con corso lineare, ora formando meandri. Guardo i dintorni, sono spesso amenissimi. La Valle, occupa i due terzi della provincia della Spezia ed è contornata dai monti che la separano, volta a volta, dalla cimosa costiera compresa tra Deiva Marina e tutte le Cinque Terre, dal Genovesato, dalla parmense Val di Taro, dalla Lunigiana. La fisionomia di questa terra spezzina e i caratteri che distinguono la sua gente – gente fiera, laboriosa e anche un po’ “selvatica”, ma che sa essere cortese e accogliente (con gradevole, parsimoniosa misura) – hanno risentito e risentono, per necessità di cose, delle influenze genovesi, toscane, emiliane e persino lombarde. Terra dunque che non duro fatica a immaginarmi come di confine, di passaggi e di scambi, culturali e di merci.

La lettura del paesaggio – sintesi degli elementi naturali e umani nella loro correlazione attuale, ma che risente, ovviamente, della storia locale – mi pone di fronte ad un’agricoltura quasi eroica, brevi piane, poggi, colline e montagne che si rincorrono e si accavallano, inframmezzati da valli e vallecole percorse da un nugolo di corsi d’acqua pura e scintillante, tra scorci e orizzonti infiniti dove la caparbietà di donne e uomini ha posto un argine allo spopolamento col tener vive attività produttive, non di quantità ma di eccellente qualità, ha assecondato i cicli stagionali, ha regolato e governato l’ambiente naturale, con sapienza. Così pure e tuttora nelle zone pascolive sommitali, nei boschi, nei coltivi. Tra i colori spicca il verde o meglio un ventaglio di tonalità del verde.

La formazione geologica, il clima, l’architettura rurale (a volte si tratta di piccolissimi insediamenti) e il tessuto urbano, specialmente quello dei “Borghi rotondi”, Brugnato e Varese Ligure, la vicenda umana sono i presupposti per rintracciare oggi il fil rouge che dalle quote maggiori (oltre i 1600 m.) si sgomitola fermandosi ad una manciata di chilometri dalla Spezia e dal suo meraviglioso Golfo, il Golfo dei Poeti.

Ben chiara mi appare la pretesa della Valle quando sembrava dirmi: se il tuo atteggiamento è di profondo rispetto nei confronti degli abitanti e dei beni culturali e ambientali con cui vieni a contatto, se capisci che qui la natura ha posizione preminente e la sua bellezza non può e non deve sfiorire e che i 15 paesi, con le loro tante minuscole frazioni, sono suoi ospiti, allora sei il benvenuto.

Così io, fattomi ancor più accorto viaggiatore, con nuovi occhi mi accosto ai contadini che coltivano e allevano il bestiame da cui provengono pregiate carni, bovine e ovine, salumi, latte e formaggi, cereali, ortaggi e olio evo, miele, frutta, marmellate, conserve di pomodoro, erbe aromatiche e piante officinali, vino: tutta roba di prim’ordine, non per niente sono nella “Valle del Biologico”!

La quiete dei centri abitati, ognuno dei quali ha in serbo qualche gioiello, il borgo antico, una chiesa o un santuario con qualche bel dipinto o con una pala d’altare, sosta in ogni caso per una devozione intima e raccolta, un castello, un ponte romano, architetture rurali, un piccolo museo della civiltà contadina, quella quiete, dicevo, sarebbe un delitto turbarla e quindi va preservata ad ogni costo. Dove l’uomo è, o sembra, pressoché assente, larghe vedute su interminati spazi, panorami rasserenanti, il canto degli uccelli e il mormorio dei torrentelli e dei rii.  Nella Valle sono numerose le strutture dell’accoglienza, per fortuna di dimensione, stile e classificazione consentanea ai luoghi; quanto alla ristorazione, qualche indagine in loco può dare buoni risultati, anche se il solito e un po’ freddo motore di ricerca ha la sua utilità. La cucina è quella tipica dell’entroterra ligure, capitanata dal pesto, ma con specialità che è bello scoprire. La genuinità dei prodotti assicura una “marcia in più”.

Non raramente, ed è anche questa cosa degna di nota, i titolari degli hotel, degli agriturismi, dei B&B, dei ristoranti e delle trattorie volentieri si trattengono con i clienti per dar loro notizie, raccontando il territorio e svolgendo perciò anche una funzione integrativa dei punti di informazione. Sono fonti importanti, preziose, perché spesso depositarie di antichi saperi, tradizioni, profumi e sapori.

Le attività en plein air annoverano l’escursionismo, il trekking, il cavallo, il rafting, la canoa/kayak e il torrentismo. Chi ama camminare avrà a disposizione una fitta rete di sentieri di varia difficoltà, da quelli elementari e poco faticosi, ma non meno belli, a quelli più impegnativi come la meravigliosa Alta Via dei Monti Liguri. Chi ama cimentarsi negli sport fluviali troverà nel Vara e nel torrente Gottero piacevoli “palestre” e chi è appassionato di equitazione, ma anche di passeggiate con gli asini, potrà trarre sicure soddisfazioni. L’interessante però sta nel fatto che tali attività potranno essere svolte sotto la guida di competenti accompagnatori, istruttori ed esperti il che andrà sì a vantaggio della sicurezza, ma anche consentirà al turista esperienziale di suggere ogni benefico effetto ritraibile dalla sua permanenza, ad esempio per non perdere particolari o peculiarità che altrimenti potrebbero passare inosservati.

Lasciando la Valle, un pensiero si insinua nella mia mente. Nulla è più gratificante che andarci e trattenersi in Val di Vara cercando la sintonia con le persone che si incontrano, complici quei dialoghi che sono una delle migliori espressioni della nostra umanità. Potrebbe nascere anche qualche rapporto, chissà. E poi andarci e trattenersi per trovarsi in armonia, qui dove tutto concorre a rendere più agevole acquisire o recuperare una tale felice condizione.