
Pala di Perugia – Foto su concessione del Ministero della Cultura – Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbri – Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia / Foto Tecnireco
Mostra eccezionale per qualità, completezza e ampiezza quella dedicata a Beato Angelico organizzata in due sedi a Firenze fino al 25 gennaio 2026 in stretta collaborazione tra Fondazione Palazzo Strozzi e Museo di San Marco (divenuto Museo Nazionale nel 1869). Quest’ultimo è reduce da restauri che permettono di cogliere l’animo di un uomo, frate e artista, che dotato di grande talento affinato da una preparazione seria e puntuale ha scelto la strada di una sincera e autentica vocazione sentita con profonda gioia, semplicità e positività piuttosto che restare laico e arricchirsi come avrebbe potuto grazie alle sue doti. Come frate, infatti, avendo fatto voto di povertà non può tenere denaro che quando riceve devolve alla comunità. Un esempio non facile da capire nella società odierna che alle vie del bello, meditazione ed estasi ha sostituito quella del dio Denaro ulteriormente degenerata con l’aggiunta di nuovi idoli: violenza, sfrontatezza e sprezzo dei propri simili tanto da trovarsi all’ultimo gradino dell’esistente, sperando che non ve ne siano altri.

Giudizio universale (dettaglio) –
Foto su concessione del Ministero
della Cultura – Direzione regionale Musei
nazionali Toscana – Museo di San Marco
Frutto di quattro anni di preparazione, l’esposizione – realizzata da Carl Brandon Strehlke (curatore emerito della collezione dipinti europei John G. Johnson al Philadelphia Museum of Art dove ha lavorato per 35 anni) tra i massimi esperti del frate artista, con la co-curatela di Stefano Casciu e Angelo Tartuferi – presenta articolate in otto sezioni cronologico-tematiche più di 150 opere (20 restaurate per l’occasione) tra dipinti, sculture e miniature provenienti da oltre 70 musei, biblioteche e collezioni italiane e internazionali. È articolata tra Palazzo Strozzi – le cui sale dallo splendido azzurro scelto ad hoc quasi a esaltare sia il carattere devozionale e religioso sia quello artistico di Beato Angelico di cui si illustrano produzione, sviluppo e influenza e i cui dipinti sono in dialogo con quelli di Masaccio, Filippo Lippi, Lorenzo Monaco, Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia – e il Museo di San Marco. Qui si trovano molti suoi affreschi sia negli spazi comuni, sia nelle celle del dormitorio e si rivivono antiche emozioni nel vedere restaurati tra gli altri la Pala di San Marco, la Deposizione Strozzi, il Giudizio Universale e il Trittico francescano. Si consiglia di iniziare la visita da S. Marco – le cui chiesa e convento (prima appartenenti ai monaci Benedettini Silvestrini) sono ricostruiti secondo i gusti dell’epoca da Michelozzo su commissione di Cosimo il Vecchio che, dopo questa importante riqualificazione a sue spese, li assegna ai Domenicani riservandosi una cella privata per le sue meditazioni. San Marco è l’ambiente in cui Beato Angelico ha prevalentemente vissuto, concludendo la sua esistenza a Roma chiamato a dipingere per i Pontefici.

Annunciazione – Foto su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo di San Marco
Di Beato Angelico (Guido di Piero, poi Fra Giovanni da Fiesole) non si conoscono con precisione l’anno di nascita (verso la fine del ‘300, forse già prima del 1395) e il luogo anche se si sa essere del Mugello (a nord di Firenze) mentre ne è certa la scomparsa nel 1455 a Roma. Pittore laico fin verso il 1420 (quando entra nel Convento Osservante, quindi più rigoroso, di San Domenico di Fiesole con il nome di Giovanni), dopo il noviziato organizza una sua bottega molto attiva che opera anche per altri ordini religiosi e per i laici. Si mostra subito attento a cogliere le novità della nascente arte rinascimentale pur partendo dall’eredità tardogotica resa nuova da un uso sapiente di prospettiva, luce e colore. Nella sua epoca viene soprannominato Angelicus pictor per la sua pittura celestiale, successivamente anche il Vasari, che lo esalta sommamente, lo definisce così come verrà codificato da Giovanni Paolo II quando nel 1982 lo proclama Beato e nel 1984 patrono degli artisti.

Madonna dell’Umiltà e cinque angeli – Foto © Museo Nacional Thyssen- Bornemisza, Madrid
Il suo è un mondo magico di silenzi, sguardi e affettuosità tutti da contemplare più che da descrivere se non per la ritrovata unità come è successo per la bella e complessa Pala di San Marco (1438-1442) con Madonna con il Bambino redentore e angeli, santi e predella ricomposta con 17 delle 18 parti per questa mostra dopo due secoli di dispersione: la scena descrive un Hortus conclusus, tipico dell’iconografia mariana, che qui rappresenterebbe l’orto del convento dove aleggia un dialogo tra il divino e l’umano.
Serafica la Madonna dell’Umiltà e cinque angeli (1425ca.).- tema ripreso più volte dal Nostro – che par quasi la rappresentazione figurata del secondo verso del canto 33° del Paradiso di Dante che di Maria scrive “umile e alta più che creatura”: la Madonna seduta in terra (humus) quale modello della virtù dell’umiltà, ma con un mantello blu di regalità, trattiene il Bimbo che le si accosta alla guancia. In alto tre angeli sorreggono il telo, mentre in basso, uno ha un organetto e l’altro tiene sollevato un plettro sulle corde di un liuto. Par quasi il silenzio che precede l’intonazione dell’Ave Maria incisa sulla passamaneria del manto e sull’aureola così grande da sembrare un vassoio d’ottone in voga all’epoca. Di gusto orientale il vaso con rose e giglio della Vergine.
Beato Angelico è anche uno straordinario miniatore come mostra l’Antifonario (1440-1442 ca) con in cattedra San Tommaso d’Aquino nell’iniziale F (Felix Thomas) raffigurato dal punto di vista degli ascoltatori dipinti nella parte inferiore del foglio. Seduti su una panca di legno compaiono un domenicano, esponenti di altre comunità religiose, laici e un re: un ecumenismo ante litteram?
Immagine in apertura: Beato Angelico, Pala di San Marco – Foto su concessione del Ministero della Cultura – Opificio delle Pietre Dure
