Le Alchimiste di Kiefer: grandi paraventi sui poteri creativi delle donne

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I giochi olimpici invernali di Milano – Cortina sono occasione di eventi culturali che da soli meriterebbero un viaggio. Oltre alle mostre sulle avanguardie Palazzo Reale ospita ora “Kiefer. Le Alchimiste”, imponente installazione appositamente pensata per la sala delle Cariatidi

Kiefer

Anselm Kiefer, Kleopatra, 2025 © Anselm Kiefer

Anselm Kiefer, uno dei maggiori artisti tedeschi viventi, già noto in città per la sua installazione permanente all’hangar Bicocca “I sette palazzi celesti”, conferma in quest’opera il suo personalissimo spirito creativo, improntato dall’attenzione al passato, alla memoria storica dei luoghi e dall’uso della pittura come occasione di trasformazioni e rinascita, di relazione tra uomo e natura, in dialogo con il luogo che le ospita.

La sala delle Cariatidi è simbolo della storia milanese. Volutamente priva di restauro dopo la distruzione bellica del ‘43, testimonianza e monito della tragedia  della guerra, ha subito affascinato Kiefer (forse destando lontani echi) specie per l’assenza di quel restauro che invece, a suo dire, sarebbe stata la prima preoccupazione dei suoi connazionali. D’altronde quello stesso fascino convinse Picasso ad esporre qui “Guernica” nel 1953.

Anselm Kiefer, Caterina Sforza, 2025 © Anselm Kiefer

Kiefer ha provato empatia per le cariatidi mutilate riflesse dagli antichi specchi, è entrato in sintonia con questo spazio che reca le tracce del passato splendore, lo ha completamente assimilato: il luogo gli ha suggerito il soggetto dell’opera.

KieferFedele ai suoi temi preferiti ha dato voce ad una categoria di donne che in passato si interessavano a saperi al tempo riserva maschile, agli studi scientifici, botanica, di chimica e fisica. Alchimiste curiose e appassionate non tanto alla ricerca della pietra filosofale e della formula dell’oro, erano custodi di antichi saperi popolari tesi a migliorare la qualità della vita, alla salute, al benessere e, perché no, alla bellezza. La loro pratica empirica e l’uso di elementi naturali – piante, metalli, sali, fuoco – ha avuto un ruolo nella storia della medicina, solo di recente attentamente riconsiderato.

Kiefer ricrea nelle sue tele processi di distruzione e trasformazione, sperimenta metalli “alchemici” come piombo e oro, bitume, combustioni, elettrolisi. Assembla cenere, sabbia, paglia e pigmenti vari che simboleggiano in strati successivi di pittura materica i detriti della storia mentre iscrizioni e simboli derivati dalla mistica  ebraica e l’inserimento di elementi vegetali, rami, fiori, erbe, promettono la rigenerazione

Anselm Kiefer, Anne Marie Ziegler, 2025 © Anselm Kiefer

I trentotto grandi teleri in mostra a Palazzo Reale sono montati su carrelli e si danno il dorso a due a due, quasi a formare dei paraventi. “Le Alchimiste” sono un catalogo di dame (un Leporello lo definisce l’artista), che riemergono da un passato costituito  dalla tela di recupero usata per il dipinto e dalla eterogenea stratificazione pittorica su cui poggiano. Di ciascuna scopriamo il nome nel denso cromatismo del fondale e possiamo conoscere la storia grazie alle biografie contenute nel catalogo della mostra. Sono donne vissute in un lungo arco di tempo, tra il III e il XX secolo, alcune disinteressatamente dedite alla ricerca, altre per lucro, alcune benefattrici, altre no. Alcune hanno già un posto alla ribalta della storia (Caterina Sforza, Isabella d’Aragona, Cristina di Svezia), ora Kiefer fa entrare in scena le altre. Ma l’artista tiene a precisare che non si tratta di una mostra “femminista”.

Il percorso della mostra si snoda lungo l’itinerario tracciato dai paraventi, in un continuo rimando di figure dipinte e riflessi degli specchi della sala, in dialogo con le cariatidi superstiti a testimone. E ci si sente subito catturati dall’emozione, dalla potenza delle immagini anche se non immediatamente declinate, dalla fantasmagoria dei colori e dalla nitidezza di qualche dettaglio che richiama l’attenzione emergendo dalle patine dell’elettrolisi e dalla gommalacca: un girasole dallo stelo ricurvo, l’esplosione di un fiore di angelica, un ramo agitato in aria come una bandiera, delle foglie di aspidistra, che portano speranza di rinnovamento. L’imponenza dell’installazione d’altronde fa sì che che si venga totalmente presi dalla contemplazione delle opere e se ne resti impressionati.

Kiefer. Le Alchimiste –  Ph Ela Bialkowska, OKNO Studio

La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Marsilio Arte, a cura di Gabriella Belli che ha seguito tutta la gestazione dell’opera, con saggi di Natacha Fabbri che racconta le storie delle protagoniste i loro processi alchemici, di Gabriele Guercio e Lawrence Principe. E’ inoltre previsto nei prossimi mesi un ricco programma di incontri di approfondimento con esponenti del mondo culturale e con le curatrici del catalogo che converseranno con lo stesso Kiefer in pubblico a teatro nel mese di aprile. Un’altra versione di “Caterina Sforza” sarà poi presente nella sede di Unipol Tower a Milano e l’opera “Margarethe V Antiochia” sarà a Mestre nella sede di Banca Ifis.

Immagine in apertura: Anselm Kiefer, “Camilla Erculiani” © ph. Credits Nina Slavcheca – Palazzo reale Milano

Immagine autore b/n: Anselm Kiefer, © Paolo Pellegrin 2025

Testo di Annarita Taddei

 

 

 

 

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