“Guanxi. Fili di seta pura”: i legami invisibili che attraversano la Cina del Novecento

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Tra storia e memoria, “Guanxi. Fili di seta pura” racconta la Cina del primo Novecento attraverso i legami che resistono al tempo. Enrico Gurioli, al suo primo romanzo, ha pubblicato opere dedicate alla memoria marinaresca, alla letteratura del Novecento e alla figura di Dino Campana, tra cui Barche amorrate (Pendragon, 2010) e La buia notte della Chimera (Pendragon, 2023). Ha scritto per L’Osservatore Romano, QN–Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino e il Times of Malta. È autore di due volumi sulla nave scuola Amerigo Vespucci. L’autore sottolinea come Guanxi metta in rilievo le relazioni profonde e i legami che resistono ai cambiamenti storici, interpretando la parola cinese guanxi come simbolo di  profonde connessioni umane.

Ambientato nella Cina dei primi decenni del Novecento, Guanxi. Fili di seta pura si colloca in una fase storica segnata da profondi sommovimenti politici, culturali e identitari. Enrico Gurioli, l’autore, affida il racconto ad Angelo von Ungern-Sternberg, figura “ibrida” per nascita e formazione – madre italiana, padre austriaco – cresciuto in Asia e destinato a vivere costantemente tra mondi diversi. Non un eroe, ma un testimone inquieto e spaesato, che osserva un universo in dissoluzione registrandone fratture, tensioni e mutamenti interiori.

Il titolo richiama il termine cinese guanxi, nome che indica per i popoli cinesi legami forti e relazioni personali silenziose e profonde fondate sulla fiducia e sulla reciprocità, capaci di unire ciò che la storia tende a dividere ben oltre la semplice connessione sociale. Nel romanzo, questo concetto diventa metafora di rapporti umani capaci di resistere alle barriere culturali, linguistiche e storiche, unendo individui e comunità anche nei momenti più instabili.

La narrazione attraversa snodi cruciali della storia cinese: dalla ribellione dei Boxer al tramonto dell’Impero Qing, fino alla vita nella legazione italiana di Tientsin, teatro di tensioni coloniali e culturali. I grandi eventi non sono mai celebrati in chiave epica, ma filtrati attraverso lo sguardo di chi li vive da vicino, cogliendone la disgregazione più che la gloria. In questo scenario di frontiera trovano spazio anche relazioni intime — amicizie e amori sussurrati — che sfidano lingua, cultura e destino, mostrando come l’affetto possa emergere anche nei territori più fragili dell’identità personale.

Il romanzo non elude le ombre della storia e della perdita, ma le integra in una riflessione più ampia sulla memoria, la fragilità e la capacità di ascolto umano, elementi che rendono il libro più di una semplice storia storica, ma un’indagine sulla natura delle relazioni e dell’esistenza. La violenza coloniale, il Massacro di Nanchino – evocato come simbolo estremo della crudeltà umana – e la violenza sulle donne, presentata come ferita collettiva e punto di non ritorno, diventano elementi centrali di una riflessione sulla fragilità dell’essere umano e sulla resistenza della memoria. Una memoria che non si spegne, nonostante le distruzioni, i roghi di libri, gli sradicamenti culturali: un filo invisibile che tiene insieme passato e presente.

Questo romanzo si svolge tra la Cina imperiale e l’Europa, fino a Vienna, Guanxi. Fili di seta pura ed attraversa mezzo secolo di storia asiatica e occidentale, intrecciando migrazioni, amicizie di uomini senza terra, spiritualità buddista e tensioni geopolitiche del Novecento. Ne emerge un romanzo che fonde storia e introspezione, capace di interrogare la natura delle relazioni umane e il valore dell’ascolto, restituendo al lettore non solo una ricostruzione storica, ma una meditazione profonda sull’identità, sulla memoria e sui legami che resistono al tempo.

Guanxi. Fili di seta pura” di Enrico Gurioli – edizioni Pendragon – pag. 318 – Eu 20