Vinchio Vaglio, da quasi 70 anni il nido dove si valorizza la Barbera

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Nata come coop di viticoltori, Vinchio Vaglio è oggi una delle realtà enologiche più importanti dell’astigiano

Articolo di Gabriele Orsi

Erano in diciannove soci, oggi sono 192. Ma la grinta e la voglia di fare bene sono rimaste le stesse di 70 anni fa, ed è rimasto uguale anche il corpo della Barbera che producono, giustamente celebrata in giro per il mondo.

Perché in fondo la storia di Vinchio Vaglio, la cooperativa vitivinicola situata al confine dei comuni di Vaglio Serra e Vinchio, nel cuore della provincia di Asti, è tutta concentrata su questo tema: una realtà nata per sostenere i produttori di uve da vino della zona nel mantenere redditizie le proprie produzioni e che rapidamente, nel giro di qualche anno, si è trasformata nel “Nido della Barbera”, ossia il luogo in cui si consente a questo vitigno di grande versatilità di esprimere le sue variegate caratteristiche.

Certo esiste anche un presente, fatto di premi (parliamo di una delle aziende più premiate dalla critica italiana ed estera), riconoscimenti, una domanda importante sui mercati più diversi, dall’Estremo Oriente al Nord America, dalla Scandinavia all’Australia, e un enoturismo in forte e costante crescita. Ma la storia inizia da lì, da quel 1959 quando diciannove viticoltori dei territori di Vinchio e Vaglio Serra – due territori divisi da rivalità secolari – riuscirono a superare le proprie divergenze per dare vita a una cantina cooperativa che lavorasse le loro uve secondo uno standard ben definito e uguale per tutti, garantendo una redditività sostenibile a un mondo che si stava scontrando con una crescente industrializzazione del comparto enologico.

Una realtà che oggi è simboleggiata dai 550 ettari di vigneto che ornano le Colline del Monferrato, Patrimonio dell’Umanità Unesco: i soci, come detto, sono diventati 192 e dal loro lavoro escono quasi 800mila bottiglie di vino all’anno cui vanno ad aggiungersi poco meno di 900mila bag-in-box, che da queste parti – attenzione – non è il “tappeto” sotto cui metaforicamente si nasconde il vino scarso, bensì una soluzione ecosostenibile, perché in concetto di sostenibilità, dalle parti di Vinchio Vaglio, è ben presente da tempi non sospetti.

Un concetto fatto di amore per il territorio, e che si è concretizzato nella certificazione Equalitas da parte di Valoritalia: il programma Equalitas affronta il tema della sostenibilità non riducendolo alla pur fondamentale ricerca di mezzi per diminuire l’impatto di sostanze nocive sull’ambiente, ma si basa su un concetto molto più ampio che affronta il problema non solo sul piano ambientale, ma anche economico e sociale. Lo standard Équalitas, infatti, parte dal presupposto che un’impresa nasce per creare valore producendo beni e servizi ma lo sviluppo deve essere anche sostenibile nel tempo per questo ha fissato obiettivi da applicare e raggiungere che si rifanno al Programma di Azione globale per lo Sviluppo Sostenibile definito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015 e che prevede diciassette obiettivi.

Ed è sui colli vitati di questo angolo del Monferrato – che da queste parti si chiamano “bricchi” e con la loro produzione servono ognuno una referenza ben precisa – che la Barbera conosce la sua più grande operazione di recupero, quella delle “vigne vecchie”. Un percorso che nasce a metà degli anni ’80 dalla constatazione che, mentre altri rimpiazzavano le viti di età più avanzata con altre più produttive e più adatte alla lavorazione meccanica, la frontiera della qualità stava proprio in quelle vigne vecchie, cresciute su terreni morenici sorti da un mare preistorico millenni fa.

Nascono così le due referenze Docg di prima linea di Vinchio Vaglio: “Vigne Vecchie” e nel 2009, per celebrare il primo mezzo secolo della cantina, “Vigne Vecchie 50”. Mentre il primo affina in legno e quindi racconta la Barbera e la sua longevità, la complessità di profumi e struttura, con il secondo si sceglie di esprimere la freschezza e l’eleganza di una Barbera giovane. Ogni vigneto è catalogato e, lungo il corso dell’anno, controllato dai tecnici; la raccolta avviene in piccole cassette forate, all’inizio direttamente fornite dalla cantina, che permettono di verificare lo stato delle uve al momento del conferimento. La vinificazione e l’affinamento seguono una linea a parte con l’intento di valorizzare le peculiarità e le qualità organolettiche delle uve.

Allo stesso modo vigneti di oltre 30 anni contribuiscono alla produzione de “I tre Vescovi”, senz’altro il vino più noto dell’azienda, il cui nome deriva dalla leggenda di tre vescovi medievali che quando dovevano mettersi d’accordo si incontravano su queste colline e gustavano il vino locale, del Nizza Docg Riserva “Insynthesis”, uno dei top aziendali, ma anche del Nizza Docg che proviene dal bellissimo bricco “Laudana”, da cui prende il nome.

A questi piccoli viticoltori la cantina riconosce compensi che siano rapportati alle maggiori spese nonché alla fatica che affrontano. É così che si può contare anche in un cambio generazionale necessario per non perdere l’unicità di questo territorio, un impegno riconosciuto anche dalla Old Vine Conference, un’associazione senza scopi di lucro fondata da due Master of Wine che seleziona produttori di vini da vecchi vigneti in tutto il mondo contribuendo a promuoverli e valorizzarli.

Ovviamente a Vinchio Vaglio non si producono solo Barbera e vini rossi di carattere. Negli ultimi anni ha preso piede un’interessante produzione di Alta Langa Docg metodo classico e di spumanti Doc come il “Castel del Mago”, in versione bianca da Chardonnay e in versione rosé. Siccome poi la zona è, notoriamente, particolarmente vocata, su questi “bricchi” vedono la luce anche bianchi di grande personalità, che potresti scambiare per vini francesi tanto sono fini, e che nascono da uve Viognier, Arneis, Chardonnay e Sauvignon Blanc. E ancora una gamma di vini – in totale 35 referenze – che toccano pressappoco tutte le sfumature del Piemonte enologico, dal Barolo al Ruché, dal Cortese al Dolcetto, dal Nebbiolo al Moscato. E si distilla anche: non manca ovviamente Il Vermouth del Presidente, giusto omaggio a una grande tradizione del territorio, ma vengono prodotte anche grappe di Moscato, di Barbera e di Nebbiolo giustamente invecchiate, e, per i più esigenti, nel solco della tendenza odierna che vede la produzione italiana in grande spolvero, il Gin del Presidente.

Ma tutta questa eccellenza, direte voi, non attira visitatori? Eccome se ne attira. Complice la progressiva saturazione delle Langhe e dell’Albese, negli ultimi anni il territorio a cavallo fra Asti e Nizza Monferrato è stato oggetto di importanti investimenti nel settore dell’accoglienza turistica. E come potrebbe essere diversamente per una zona caratterizzata da dolci pendii sui quali si alternano le già menzionate vigne e gagliardi noccioleti, intermezzate da borghi, frazioni, ville sparpagliate qua e là. Una specie di mecca per quei turisti che vogliono riscoprire il gusto delle cose buone di una volta in un contesto rispettoso della natura e dell’ambiente. I primi sono stati gli stranieri – norvegesi, olandesi – ma anche Vinchio Vaglio ha voluto dare un proprio contributo: un’area boschiva di diversi ettari sulle colline alle spalle della cantina, completamente risistemata per ospitare il “Percorso dei Nidi”, una rete di sentieri lungo i quali si trovano aree per picnic completamente attrezzate – i “nidi” veri e propri, strutture in salice intrecciato a mano, che proteggono i tavoli dal troppo sole e dal vento mantenendo pero, le giuste aperture che consentono di godere dello splendido paesaggio circostante – dove gli escursionisti possono accomodarsi per mangiare, magari acquistando i vini nello spaccio della cantina, ma anche installazioni artistiche, un giardino delle erbe aromatiche, aree gioco per i più piccoli, e poi sempre più su fino al casino dove la cantina organizza i propri eventi.

Qui, godendo di una “merenda sinoira” – termine derivato dal piemontese “sina”, ossia cena, a indicare una merenda che è quasi un pasto – potrete ammirare il “mare verde” della Val Sarmassa, cuore pulsante dell’omonimo Parco Regionale. Naturalmente le specialità del territorio costituiscono grande richiamo: salami cotti, formaggi stagionati nelle vinacce, piatti di nobile origine che affondano le proprie radici nella storia quali i tajarin, gli agnolotti del plin al sugo d’arrosto, i peperoni ripieni, la carne cruda battuta al coltello, l’insalata russa, il vitel tonné, la finanziera, le specialità a base di tartufo locale, brasati dalla lunga cottura, piatti di selvaggina e dolci golosi.

La stessa cantina è teatro di eventi di grande richiamo, prevalentemente durante manifestazioni diffuse come Cantine Aperte: dalle serate dedicate alla bagnacauda, un piatto che rappresenta più di tutti la tradizione di quest’area, alle cene “3B – Barbera, Bollito & Bagnet”, roba per stomaci forti che vede il suo momento d’elezione nella stagione invernale.

Vigne vecchie, sapori tipici, un ambiente incontaminato e un enoturismo in forte ascesa: un patrimonio comune sul quale Vinchio Vaglio continua a investire. Per il 2026 sono, infatti, in programma investimenti sia tecnologici, come il raddoppio della linea per il confezionamento dei bag-in-box, sia strutturali come il restauro della parte più antica della cantina che, oltre a essere un patrimonio storico, è anche il fulcro produttivo con le sue oltre 160 vasche di cemento mantenute finora in perfette condizioni internamente e che si è deciso di recuperare anche sul piano estetico. Perché quando la Barbera è un bene comune, bisogna saperla curare con amore, passione e dedizione.

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