L’azienda vinicola a conduzione familiare si trova nel comune di Manciano, a 10 chilometri dalla costa di Capalbio. Duecento ettari di terreno adagiati in uno scenario suggestivo tra il mare e le montagne

Passione, coraggio, determinazione e un pizzico di follia. Sono questi gli ingredienti che hanno portato al successo Riccardo Lepri e la sua Tenuta Montauto. Una realtà vinicola a conduzione familiare fondata su un principio chiaro: produrre vino esclusivamente dalle proprie uve, seguendo ogni fase del lavoro dalla vigna alla bottiglia. Una scelta che definisce un’identità produttiva netta, orientata alla qualità, alla sostenibilità e al rispetto della materia prima. Una visione che privilegia eleganza, bevibilità e precisione espressiva, evitando scorciatoie stilistiche e modelli industriali.
Siamo nella parte meridionale della Maremma, nel Comune di Manciano, proprio al confine con la Tuscia viterbese, a una decina di chilometri dalla costa di Capalbio. Qui negli anni ‘80 del secolo scorso nasce l’azienda agricola su iniziativa di Enos, nonno di Riccardo.
Duecento ettari adagiati sulle colline a duecento metri di altitudine fra il mare e una barriera di monti alta 500 metri. I vigneti si fondono con le coltivazioni e le aree boschive circostanti. I terreni sono argillosi e ricchi di quarzo e ferro in un’area caratterizzata da una ventilazione costante e forti escursioni termiche. Grazie a queste caratteristiche, e alla scarsa presenza dell’uomo, la zona è famosa per avere i cieli più limpidi e puliti d’Italia.
All’inizio della sua storia l’azienda conferiva le sue uve ad una cooperativa. Nei primi anni Duemila, con l’arrivo di Riccardo, cambia tutto. L’azienda decide di produrre in proprio e avvia un progetto vitivinicolo che si concentra su vitigni non tipici della Maremma. Una vera scommessa che con il tempo ha dato i suoi frutti.
La Tenuta Montauto produce ora, con metodo biologico e all’insegna dell’artigianalità, solo vini monovitigno con varietà autoctone e internazionali, con una attenzione particolare a due uve che costituiscono l’identità di questa azienda: il Sauvignon Blanc e il Pinot Nero. Vitigni che in questo territorio trovano una espressione originale, profondamente legata al suolo e al clima della Maremma.
La gestione della tenuta è attenta al rispetto dell’ambiente e alla biodiversità. Il lavoro in vigna è improntato al rispetto dei cicli naturali e alla qualità delle uve, con vendemmia manuale e selezioni attente. In cantina, l’attenzione all’igiene e alla tutela della materia prima guida ogni scelta. L’uva viene lavorata quasi esclusivamente in acciaio. L’uso del legno è calibrato e mai invasivo. Tutti i vini sono vegani, coerenti con una filosofia produttiva che rifiuta pratiche industriali e interventi superflui.
La produzione oscilla fra le 100 mila e le 130 mila bottiglie, dipende dalla qualità dell’annata. Oltre il 65 per cento è venduto in Italia, nei canali della ristorazione e delle enoteche. Il resto va per la maggior parte negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nei Paesi Scandinavi.
Un buon vino, ci spiega Riccardo Lepri, deve rispondere a tre fattori fondamentali: equilibrio, eleganza e bevibilità. Ed è stato questo il filo rosso della degustazione di vini della Tenuta Montauto fatta in un ristorante romano, l’”Allegrìo” in Via Veneto.
Nel corso dell’incontro sono stati presentati quattro vini particolarmente rappresentativi del lavoro della tenuta. Enos I 2023, Sauvignon da vigne vecchie allevate a 3.300 ceppi per ettaro, ha mostrato il lato più profondo e teso della produzione bianca di Montauto, con un profilo giocato su frutta esotica, pietra focaia, freschezza e sapidità.
Ges
saia, anch’esso da 100% Sauvignon ma provenienteda vigne di 14 anni e da un impianto di 4.000 viti per ettaro, ha espresso una lettura più diretta e verticale del vitigno, con note vegetali, sentori agrumati e una netta impronta minerale.
Sul versante dei rossi, il Pinot Nero Toscana IGT ha confermato una delle scelte più distintive della tenuta: interpretare un vitigno esigente in Maremma puntando su finezza, misura e riconoscibilità. Proveniente da vigne di 15 anni, il vino affina per 10 mesi, con un terzo della massa in barrique nuove e i restanti due terzi in barrique di rovere, restituendo un profilo elegante, con piccoli frutti rossi, leggere sfumature balsamiche e un tannino equilibrato.
In chiusura, Silio 2023, Ciliegiolo DOC Maremma Toscana da vigne tra i 10 e i 15 anni, ha messo in evidenza il versante più mediterraneo della produzione Montauto: macerazione sulle bucce di circa 15 giorni, affinamento suddiviso tra acciaio e legno e un sorso ampio, fresco e sapido, sostenuto da note di ciliegia, amarena, macchia mediterranea e spezie. Un’etichetta che ha recentemente ottenuto anche la Corona d’Oro di ViniBuoni d’Italia.
