Genova è fatta di contrasti: un intreccio eterogeneo di storie e costumi, in cui spesso l’austerità nasconde inaspettate meraviglie. Oggi visitiamo una città sospesa nel tempo della Repubblica, tra dimore fastose e scorci segreti, dove il commercio si tramanda di generazione in generazione e i sapori antichi dialogano con il presente

Via Garibaldi – Photo © I.Murtas
I carruggi, Castelletto, il Porto vecchio, la Bolla di Renzo Piano e la fügassa – anche col caffè. Per molti, la sua vera essenza è questa. Ma Genova è una città da scoprire e riscoprire ad ogni visita, dai molteplici vissuti: uno dei più affascinanti ci riporta al periodo d’oro della Repubblica marinara, del commercio, della diplomazia e di un’eleganza costruita per impressionare il mondo intero.
Per comprendere appieno l’atmosfera di quest’epoca, dobbiamo raggiungere le Strade Nuove e visitare gli splendidi Palazzi dei Rolli.

Palazzo Rosso – Photo © I. Murras
La classe nobiliare del XIV secolo, strettamente legata al commercio, decise di creare ex-novo un quartiere residenziale, in una strada originariamente chiusa, chiamata Strada Nuova – l’odierna via Garibaldi -, per controllare economicamente tutta la zona a nord dei vicoli medievali. Poiché non era permesso accogliere a Palazzo Ducale gli ospiti di Stato, nel 1576 il Senato della Repubblica di Genova creò i “Rolli degli alloggiamenti pubblici”, degli elenchi dei principali palazzi aristocratici della città: i proprietari erano obbligati a ospitare diplomatici, dignitari e nobili in visita alla Repubblica. Da qui nacque una forma di ospitalità che diverrà presto famosa in tutta Europa, grazie a ospiti illustri come il pittore Peter Paul Rubens, che contribuì a diffondere l’immagine di una Genova opulenta e sofisticata.

Sale Paganiniane – Il Cannone di Paganini – Photo © Alessi
Dal 2006 il sistema dei Rolli è patrimonio UNESCO e i Rolli Days – quest’anno dal 27 al 29 marzo – sono l’occasione ideale per visitare anche luoghi normalmente chiusi al pubblico. I palazzi vanno ammirati, più che visitati: alcuni dettagli potranno bastare a restituire la misura della loro meraviglia: a Palazzo Tursi troviamo le Sale Paganiniane, con il mitico “Cannone” appartenuto a Niccolò Paganini; a Palazzo Rosso la pittura fiamminga di Van Dyck e la straordinaria collezione d’arte della famiglia Brignole Sale; a Palazzo Tobia Pallavicino la Galleria Dorata, tra le migliori espressioni del rococò genovese.

Giardino di palazzo lomellino – Ph © Associazione Lomellino
E poi, gli spazi nascosti, che definiscono il vero carattere della città. Interni fastosi che ribaltano l’austerità delle facciate; Concept store e atelier inaspettati, come Via Garibaldi 12 e Ness1, restituiscono vita alle antiche mura e aggiungono pagine di elegante contemporaneità ai fasti dei tempi passati; i giardini privati, tra tutti quelli di di Palazzo Lomellino, con il suo scenografico ninfeo, si svelano in tutta la loro teatralità agli occhi dei visitatori. Genova la Superba funziona così: per contrasti e rivelazioni.

Romanengo – Photo © Romanengo
La stessa logica di celata meraviglia la ritroviamo nelle numerose botteghe storiche del quartiere Campetto, dove il commercio è un filo continuo che attraversa il tempo, in un intreccio di tradizione e continuità. La storica Confetteria Romanengo conserva gesti sapienti e sapori d’antan, mentre insegne come Pescetto rappresentano l’emblema di uno stile che si tramanda di generazione in generazione, evolvendosi senza mai perdere l’identità.

Cattedrale S. Lorenzo – Photo © Liguria Digitale
I grandi monumenti nei dintorni, con le loro facciate austere, completano il quadro senza sovrastarlo. I decori a rissêu, moisaici in ciottolini di fiume, impreziosiscono strade, sagrati e i giardini delle dimore nobiliari della Genova del XVII e XVIII secolo. La cinquecentesca Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea, meglio come conosciuta come Chiesa del Gesù, dominata dalla grande cupola, custodisce ancora dipinti e affreschi di grandi artisti italiani ed esteri, tra cui due tele di Rubens risalenti al suo soggiorno a Genova, la Circoncisione e i Miracoli di Sant’Ignazio di Loyola. La Cattedrale di San Lorenzo, con il Museo del Tesoro ospitato negli spazi della cripta, rivisitati nel ’56 dall’intervento architettonico di Franco Albini, ci offre una preziosa testimonianza della tecnica orafa genovese del XV secolo. E ovviamente Palazzo Ducale, un tempo sede del governo della Repubblica di Genova, oggi prestigioso centro culturale, ospita grandi mostre ed eventi: in questo periodo è possibile visitare l’attesissima Van Dyck l’Europeo, la più grande mostra negli ultimi 25 anni dedicata al grande maestro fiammingo.

Il cappon magro e, a sinistra, la cima
Tutta da scoprire anche la cucina genovese, fatta di ingredienti semplici, ma dalla forte identità, costruita sulla gestualità lenta e sapiente e sui prodotti locali: il basilico Dop di Pra’, il carciofo d’Albenga, la prescinsoela sono materie prime insostituibili per restituire fedelmente il gusto della tradizione. Tra le ricette più iconiche, la “sartoriale” cima alla genovese, famosissimo piatto di recupero a base di carne di vitello, slow food ante litteram; il cappon magro, scenografico piatto a base di pesce e verdure in gelatina dalla preparazione estremamente meticolosa, oggi protagonista della tavola di Natale, nato come piatto povero dei pescatori, da consumare nei periodi di quaresima in sostituzione del più ricco cappone; la panera, il cui nome deriva dalla contrazione del dialetto ligure “panna nera”, semifreddo spumoso, realizzato con panna fresca montata, caffè e zucchero; fino ad arrivare alla perla della tradizione gastronomica locale in chiave più pop: sua maestà la focaccia col formaggio di Recco.
Il modo migliore per conoscere la cucina del territorio è farsela raccontare dalla gente del luogo, magari partecipando a un percorso storico-gastronomico guidato, come quelli organizzati dalla preparatissima guida Donatella Beneventi, genovese doc ed esperta in aneddoti culinari. Oppure, rimanendo sulla Via Garibaldi, il Cambi caffè è un’ottima location in cui prendersi una pausa e assaporare una cucina locale e genuina: piatti semplici, ma ricchi di sapore.
Il tutto è più della somma delle parti: “Zena” si presenta come un dispositivo coerente e vivo, in cui storia, arte, commercio e rappresentanza convivono da sempre fianco a fianco. Meno immediata di altre, più stratificata, è una città che non si limita a mostrarsi, ma sa mettere in scena sé stessa, sempre con misura, affidando al visitatore il compito di scoprire, passo dopo passo, tutte le sue sfumature
