
Jacopo Di Cera – Foto Luca Pompei
Malpensa, fondamentale porta dal cielo di Milano – dove ogni giorno transitano milioni di passeggeri internazionali tra cui quelli coinvolti a diverso titolo nei XXV Giochi Olimpici Invernali (noti come Milano-Cortina 2026) – offre presso il PhotoSquare Aeroporto Milano Malpensa – Terminal 1, fino al 31 marzo 2026 White Entropy, intrigante mostra con installazione site-specific di Jacopo Di Cera (fotografo milanese premiato da National Geographic, protagonista di importanti rassegne internazionali tra cui nel 2017 la Biennale di Venezia e presente in collezioni pubbliche e private) che ha trasformato questa area aereoportuale in un luogo di riflessione sul bianco (neve e ghiaccio) della natura dissacrato negli ultimi decenni dall’uomo che non lo rispetta sovraffollandolo e inquinandolo oltreché a rischio per il cambiamento climatico.
Curata da Massimo Ciampa, la mostra presenta con un dialogo tra arte, fotografia e sostenibilità la montagna in un percorso di 23 fotografie zenitali (vista “a volo d’uccello” dall’alto verso il basso) in grande formato, realizzate con droni tra Monte Bianco, Alpe di Siusi, Val di Fassa, Val Badia, Roccaraso, Cortina d’Ampezzo e Madonna di Campiglio: il manto nevoso – prima bianco poi attraversato da figurine che divengono sempre più grandi tanto da costituire una folla – si fraziona in trame sconnesse a causa di un continuo andirivieni di irrispettosi che feriscono il paesaggio dissolvendone la purezza.
L’iniziativa, inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, rappresenta una lettura inattesa di questo saggio ancorché giovane (Milano 1981) artista che sensibile al tema del sociale, dopo essersi occupato di migranti, del terremoto di Amatrice… con tocco poetico sceglie il bianco come simbolo di silenzio, apparente immobilità e purezza rivolgendo la sua attenzione all’ambiente e alla crisi climatica e l’entropia quale metafora di cambiamento e danno. Ha così personificato la montagna (con ghiacciai e neve), luogo inesplorato fino a fine XVIII secolo, che dall’alto dei suoi picchi contempla inerme lo scempio provocato dall’uomo il quale nel passato rispettava ritmi e potenzialità della natura, mentre oggi oltreché per lo sport, la moltitudine umana moltiplicatasi in maniera esponenziale la “dissangua”. In realtà la montagna è viva, si muove e si modifica, ma le recenti variazioni sono state troppo repentine e devastanti.

White Entropy di Jacopo Di Cera – Foto Luca Pompei
Cosa si è fatto per salvare montagna e ghiacciai che stanno arretrando in modo vertiginoso? È stata istituita la Giornata Internazionale della Montagna l’11 dicembre et similia, ma buona parte dell’umanità non conosce il problema o lo nega anche a livello politico… Su questi temi verte l’opera site- specific dell’artista che su una gigantografia di delicata carta fotografica, estesa anche sul pavimento, ha fatto stampare il Monte Bianco – mito europeo e alpino e nel passato per la sua inaccessibilità soprannominato Mont Maudit, ‘Monte Maledetto’ fino al 1786 quando Jacques Balmat e Michel-Gabriel Paccard raggiunsero la cima inaugurando l’alpinismo moderno – con il ghiacciaio della Brenva (in patois valdostano larice a indicare i boschi che crescevano alla sua base), quarto ghiacciaio della Val d’Aosta e cascata di ghiaccio più alta delle Alpi. Ormai in forte regresso, la Brenva si vede in alto diversamente dagli anni ’60 quando ci si recava alla chiesetta di Notre Dame de Guérison – allora prospiciente al ghiacciaio – per vedere il ghiacciaio e le slavine che a volte si staccavano dalla parte frontale. Nell’installazione si cammina sulla foto del ghiaione alla base della Brenva rovinando la carta: simbolo del degrado dei vari colossi di ghiaccio… un’esperienza che fa riflettere!
Wanda Castelnuovo
Photo Courtesy of the Artist












