Riti secolari, maschere e spettacoli diffusi: il Carnevale di Venezia torna a raccontare la città attraverso le sue tradizioni più profonde, dal corteo delle Marie alle grandi sfilate in Piazza San Marco, fino alla festa che invade calli e campi
C’è un momento dell’anno in cui Venezia smette di essere soltanto una città e torna a essere ciò che è sempre stata nei secoli del suo massimo splendore: una scena aperta, un luogo di rappresentazione collettiva in cui l’identità si costruisce attraverso il gioco, il travestimento e la sospensione delle regole. Il Carnevale è questo tempo sospeso, un rito che prende forma nel Medioevo ma che affonda le sue radici in pratiche simboliche ancora più antiche, legate al rovesciamento dell’ordine, alla licenza e alla libertà temporanea concessa dietro una maschera. Ancora oggi, tra calli, campi e palazzi, il Carnevale continua a essere uno dei modi più autentici con cui Venezia sa raccontare se stessa.
L’edizione 2026 si è aperta sabato 31 gennaio e accompagnerà la città fino a martedì 17 febbraio, giorno del Martedì Grasso, seguendo un calendario ampio e coerente con la tradizione veneziana, che permette alla festa di crescere gradualmente, insinuandosi nella quotidianità e nei flussi della città prima di concentrarsi nei suoi appuntamenti più iconici.
Tra questi, la Festa delle Marie resta uno dei momenti più identitari e riconoscibili: non una semplice rievocazione storica, ma un racconto collettivo che Venezia rinnova ogni anno, ricordando le proprie origini e il valore simbolico della comunità. Sabato 7 febbraio le dodici Marie fanno la loro prima uscita ufficiale, come da tradizione sull’acqua, con un corteo di gondole che parte da Santa Sofia e percorre lentamente il Canal Grande. È un movimento misurato, quasi solenne, che dialoga con l’architettura della città, con la luce invernale e con lo sguardo di chi osserva dalle rive, restituendo un’immagine che appartiene tanto alla storia quanto all’immaginario veneziano. Lo sbarco in Piazzetta San Marco segna il passaggio alla dimensione pubblica e cerimoniale: qui le Marie vengono accolte dal corteo dogale del Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche, tra armigeri, musici e costumi d’epoca, prima della presentazione ufficiale sul palco e della foto di rito delle ore 16, che sancisce l’inizio del loro percorso carnevalesco fino alla proclamazione finale.

Accanto a questo rito fondativo, il Carnevale veneziano vive anche – e forse soprattutto – attraverso la maschera, che a Venezia non è mai stata un semplice ornamento. È linguaggio, strumento di racconto, dispositivo sociale capace di annullare le differenze e mescolare i ruoli. Le sfilate della Maschera Più Bella riportano questo significato al centro della scena, trasformando Piazza San Marco e Piazza Ferretto in un teatro a cielo aperto nel quale convivono abiti storici ispirati al Settecento veneziano e creazioni contemporanee, capi realizzati nei grandi atelier e maschere cucite a mano da appassionati. Le date scandiscono l’intero periodo carnevalesco e ogni giornata aggiunge un tassello a un mosaico fatto di sartoria, creatività e passione, in cui la tradizione dialoga elegantemente con il presente.
Non è un caso che il Carnevale di Venezia 2026 si inserisca nel quadro più ampio dell’Olimpiade Culturale legata ai Giochi Invernali di Milano Cortina 2026. Un collegamento che Venezia interpreta secondo il proprio codice espressivo, scegliendo il gioco come filo conduttore: non soltanto sport e competizione, ma rito, partecipazione collettiva, dimensione simbolica. Il tema “Olympus – Alle origini del gioco” attraversa molti degli eventi in programma e offre una chiave di lettura che va oltre l’attualità sportiva, trovando nella storia veneziana un terreno particolarmente fertile. Venezia, città che da secoli utilizza il gioco sociale e teatrale come strumento di relazione e rappresentazione, innesta questa cornice contemporanea senza snaturare la propria tradizione, ma anzi rafforzandone il significato.
Il Carnevale non si esaurisce nei grandi appuntamenti istituzionali. Mantiene una dimensione profondamente urbana e popolare, che prende forma nel Carnevale diffuso e negli spettacoli che animano calli, campi e piazze non solo del centro storico, ma anche di Mestre, delle isole e delle Municipalità. Con l’anteprima del Venice Carnival Street Show, tra sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio, centinaia di artisti di strada trasformano Venezia in un labirinto di spettacoli in cui circo, teatro, musica, danza e clownerie si alternano in un susseguirsi continuo di performance. È un Carnevale più spontaneo, quello che sorprende e invita a fermarsi, osservare, partecipare, restituendo alla città una dimensione condivisa e accessibile.
A completare il racconto c’è la Venezia dei mestieri e dei saperi. I maschereri aprono i loro laboratori, offrendo l’occasione di scoprire una tradizione artigiana che continua a definire l’immagine della città nel mondo e che rende la maschera non un semplice souvenir, ma un oggetto identitario. E come ogni festa veneziana, il Carnevale passa anche dalla tavola: bacari, ristoranti e locali storici interpretano la cucina del mondo rivisitandola in chiave veneziana, tra piatti, cicchetti e dolci sorprendenti.
Il Carnevale di Venezia resta, prima di tutto, un rito collettivo. Non vive solo nei grandi eventi, ma nella capacità della città di trasformarsi, di accettare il gioco, di concedersi il lusso dell’ambiguità. Dietro una maschera, Venezia continua a raccontare se stessa, intrecciando storia e presente, tradizione e contemporaneità, in un racconto che, anno dopo anno, si rinnova senza perdere la propria anima.
