Nel palinsesto culturale che accompagna le Olimpiadi invernali di Milano – Cortina, questa mostra testimonia un movimento italiano di avanguardia all’origine dell’arte contemporanea

Luigi Mussini, Il trionfo delle verita, © Accademia di Belle Arti di Brera, Milano – MiC
A Firenze a metà dell’800, col governo tollerante dal granduca Leopoldo II d’Asburgo Lorena, in pieno fermento risorgimentale, si riuniscono al caffè Michelangelo letterati ed artisti, tutti mazziniani. Fra essi un gruppo di pittori toscani e non (Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Giovanni Cabianca, Giovanni Fattori, Serafino De Tivoli, Giuseppe Abbati, Francesco Altamura) che pur non rinnegando il valore della tradizione appresa in Accademia rifiutano i canoni imposti e preferiscono, al pari degli scrittori, una schietta narrazione del vero, della loro realtà vissuta, al tempo attraversata da profonde trasformazioni sociali. Ad essi si unisce Diego Martelli, patriota, osservatore, appassionato d’arte, che diventerà il loro mecenate grazie all’eredità paterna.

Silvestro Lega, Ritratto di Giuseppe Garibaldi © Comune di Modigliana, Pinacoteca Comunale
“Silvestro Lega”
L’esperienza della visita all’Esposizione universale di Parigi del 1855 e la scoperta delle opere della scuola di Barbizon, subito condivisa nel cenacolo del Michelangelo, origina un vero e proprio movimento anti accademico che porta il realismo in pittura anche in Italia anticipando l’impressionismo.
Tema conduttore di questa mostra è lo spirito patriottico che animò gli artisti, molti dei quali combatterono come volontari garibaldini o parteciparono alle guerre di indipendenza. Altro tema è la coincidenza temporale della storia di Firenze capitale dell’Italia preunitaria (1865 – 1871) con la vita del movimento artistico, nato nel 1855 ed estintosi alla morte di Mazzini nel1872. Le nove sezioni della mostra ci permettono di seguire l’evoluzione del movimento sin oltre il suo scioglimento, la sua fortuna presso i collezionisti e l’influenza sul cinema.
Dopo l’inquadramento storico e le premesse ideologiche che alimentano la poetica macchiaiola riviviamo l’epopea risorgimentale. Le opere evocano il ricordo dei fatti d’arme, ma anche l’adesione popolare agli ideali del risorgimento. Fattori dipinge battaglie e coglie poi i soldati dediti ad attività quotidiane, anche umili e lontane da atti di eroismo – vita in accampamento, in caserma, di sentinella. Garibaldi è l’eroe per tutti.

Giuseppe Abbati G., Stradina al sole, Collezione privata
Nel 1861 all’Esposizione nazionale di Firenze capitale i macchiaioli debuttano sulla scena artistica. Non hanno un’accoglienza favorevole: il termine “macchiaioli”, affibbiato loro da un giornalista della Gazzetta del Popolo in senso spregiativo, avrà però grande fortuna critica e oggi le mostre sui macchiaioli si susseguono.
Si precisano le linee del movimento, l’abbandono dei temi accademici a favore di quelli realisti: la cacciata degli Austriaci da Solferino, la battaglia di Magenta, pacate vedute di lavoro nei campi, pascoli montani e distese marine. Fattori presenta il bozzetto del campo dopo la battaglia di Magenta, con la macchia si rendono forme e luci con distese di colore e anche infiniti paesaggi possono essere contenuti in piccole tavole.

Giovanni Fattori, Diego Martelli a Castiglioncello, Collezione privata. Courtesy Archivio Dini
Ora seguiamo i macchiaioli nei loro spostamenti alla ricerca della vera essenza della natura. In Maremma, nella villa di Martelli a Castiglioncello, lungo l’Arno, nella campagna toscana a Piagentina, dove Lega era ospite della famiglia Batelli, in Liguria, dove Signorini era affascinato da gente e paesaggi di La Spezia e delle 5 terre.
Le due successive sezioni sono dedicate la prima al ritratto, genere in cui i macchiaioli sanno cogliere con rara sensibilità la psicologia del soggetto; la seconda al mondo di persone e consuetudini che circondano gli artisti: scene di vita domestica, sposi, fidanzati, visite in villa, la messa, l’elemosina, passeggiate, giochi di bimbi.

Silvestro Lega, Educazione al lavoro, Collezione privata. Courtesy Archivio Dini
Le ultime sezioni della mostra sono dedicate al dissolversi del movimento dei macchiaioli (Silvestro Lega ritrae Mazzini morente) e alla successiva rivalutazione critica del movimento, alla sua fortuna nell’ambito del collezionismo e all’influenza esercitata (scene di battaglie e di vita quotidiana) nel mondo del cinema . Nel film “Senso” Luchino Visconti traspone un quadro di Telemaco Signorini, “La toeletta del mattino”, appartenuto a Toscanini e ora esposto.
La mostra curata da Fernando Mazzocca, Elisabetta Matteucci e Francesca Dini è realizzata in partenariato con l’Istituto Matteucci di Viareggio grazie a prestiti provenienti da primari musei e collezioni private. Prevede un programma culturale di approfondimento che comprende 3 lezioni di storia tenute dagli stessi curatori e aperte al pubblico, audioguide, una rassegna di 7 film legati al contesto storico in cui i macchiaioli operarono, una festa da ballo ottocentesca nel cortile di Palazzo Reale proposta con danzatori in costume e musiche d’epoca. Da segnalare infine che il catalogo della mostra è edito dal Sole 24 ore.
Testo di Annamaria Taddei
