“L’arte del conquistare”: a Bologna Napoleone rivive attraverso la Quadreria di Villa San Martino

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Una selezione di sessanta dipinti della Quadreria di Villa San Martino sono in mostra a Palazzo Pepoli Campogrande. Le opere costituiscono un racconto storico tra mito, collezionismo e rappresentazione del potere

Il Giovane Imperatore

A Palazzo Pepoli Campogrande la mostra “L’arte del conquistare” riunisce sessanta opere dedicate a Napoleone Bonaparte e alle città simbolo del suo dominio. Il progetto, promosso da Campogrande Concept in collaborazione con Geko Gold Arte, presenta al pubblico una selezione della Quadreria di Villa San Martino, offrendo una riflessione sul collezionismo di Silvio Berlusconi e sul rapporto tra potere, immagine e memoria storica. Un percorso che intreccia storia, politica e cultura visiva, rendendo accessibile al pubblico una parte dell’ampia raccolta finora custodita in ambito privato.

La mostra si sviluppa come un itinerario tematico intitolato “Napoleone e le sue città”, articolato nelle sale storiche del palazzo bolognese. Il progetto assume la forma di un raffinato esercizio di storia alternativa: immaginare che opere a lungo custodite in una dimensione privata tornino a dialogare tra loro e con il pubblico, superando la soglia della riservatezza.

Il percorso si apre nella Sala degli Specchi con ritratti del Grande Corso in differenti declinazioni iconografiche — a cavallo, in assetto militare, in atteggiamento meditativo — affiancati dall’effigie di Napoleone III, interprete di una modernità urbana destinata a trasformare Parigi nel modello della capitale europea contemporanea.

Nella Sala dei Putti, le vedute parigine restituiscono la dimensione simbolica della città: luogo di consacrazione e insieme di crisi, teatro dell’ascesa e della caduta. La Sala Macramè è dedicata a Venezia, emblema della fine dell’Ancien Régime sotto l’avanzata napoleonica, mentre nei salottini trovano spazio le opere dedicate a Milano, dove Napoleone fu incoronato Re d’Italia, suggellando il proprio progetto politico nella penisola.

Sessanta dipinti costruiscono così una geografia visiva che unisce città, potere e rappresentazione, restituendo al visitatore una narrazione coerente e immersiva.

La Quadreria di Villa San Martino

Fabio Colussi, Palazzo Ducale

Il cuore del progetto risiede nella selezione proveniente dalla Quadreria di Villa San Martino, parte di una raccolta che ha superato le 25.000 opere tra dipinti e sculture. Il collezionismo di Silvio Berlusconi si distingue per una cifra personale, lontana da strategie speculative o da costruzioni curatoriale accademiche. Una raccolta formata nel tempo per impulso diretto, guidata dal gusto per una bellezza di tradizione classica, eterogenea per epoche e generi ma coerente nella tensione verso l’immagine celebrativa.

Vittorio Sgarbi ha ricondotto questa dimensione alla tradizione dei grandi committenti del passato, sottolineando come l’arte fosse destinata a vivere negli spazi della dimora più che a essere pensata per il museo moderno. La mostra bolognese offre quindi l’opportunità di osservare una parte di questa raccolta in un contesto pubblico, trasformando una passione privata in esperienza condivisa.

Una riflessione sul potere e sull’immagine

Antonio De Viti, Scorcio di Piazza Duomo

L’esposizione è anche un tributo a Luca Beatrice, coordinatore del Padiglione Italia alla 53ª edizione della Biennale di Venezia insieme a Beatrice Buscaroli, ha messo in luce le connessioni tra comunicazione, politica e produzione artistica, ipotizzando dialoghi con protagonisti del contemporaneo quali Vanessa Beecroft e Maurizio Cattelan. La Quadreria passa quindi da “semplice” raccolta a documento culturale di un’epoca intera.

“L’arte del conquistare” propone una lettura che supera la dimensione celebrativa per interrogare il rapporto tra potere e rappresentazione. L’ipotesi narrativa di un “ritorno” di Napoleone a Palazzo Pepoli Campogrande — non per sottrarre ma per restituire — si trasforma in metafora di un patrimonio che torna a essere condiviso, stimolando nuove connessioni e interpretazioni.

Il progetto, curato da Giancarlo Graziani e promosso da Campogrande Concept, segna l’inizio di un percorso espositivo nazionale che proseguirà in altre sedi, ampliando il dialogo tra collezionismo privato e fruizione pubblica.

Immagine in apertura: P. Martelli, L’Opera Garnier.

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