Il successo di BIT 2019: business, contenuti e prospettive

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Chi come me segue il turismo dagli inizi degli anni Settanta (ovviamente del secolo scorso) ne ha osservato la rapidissima evoluzione sociale, culturale ed economica. Dall’origine elitaria dei Gran Tour fino al suo divenire uno status symbol di promozione sociale sono trascorsi quasi due secoli in cui le motivazioni principali (a volte uniche) di viaggiare sono state i viaggi di nozze, il servizio militare (conflitti mondiali compresi) e il lavoro. È negli anni Settanta – grazie anche a migliori condizioni economiche che hanno determinato un benessere generalizzato – che il turismo ha iniziato la sua travolgente trasformazione da fenomeno a industria. Oggi non è più da visionari – come avveniva ancora negli anni Novanta quando proprio alla Bit erano presentate le previsioni (ampiamente superate dalla realtà) di crescita mondiali per i primi anni del terzo millennio – affermare come ha fatto il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) che il turismo tra pochi anni sarà il maggiore settore economico al mondo e che già oggi rappresenta (indotto compreso) il 10% del PIL globale, il 30% delle esportazioni di servizi e quasi il 10% dei posti di lavoro nel mondo. Con buona pace di chi, condizionato da miopia culturale, ‘storceva il naso’ quando per il turismo si parlava di industria. Un ruolo non marginale culturale e identitario per il turismo italiano è stato svolto dalla Bit, la manifestazione ideata e coraggiosamente lanciata nel 1980 tra la diffidenza generale, se non il sarcasmo, da Expo CT e dalla Confcommercio dell’allora presidente Orlando e cresciuta e sviluppatasi per diversi decenni fino a diventare tra quelle leader nel mondo.

Evento in lenta ma costante ripresa

È quindi con gioia, naturalmente ancora velata da qualche timore, che – dopo aver assistito in anni non lontani all’emorragia di espositori significativi per la loro valenza internazionale – da un paio di edizioni si può constatare una lenta ma costante ripresa della manifestazione. Tornare ad avere un salone di grande rilevanza internazionale non è un problema di campanile (i ‘campanili’ non esistono più nel business), ma una necessità per l’affermazione e la competitività del nostro turismo e uno strumento per diminuire il gap tra attrattiva teorica (l’Italia è prima nei desideri dei potenziali turisti esteri) e quella effettiva che ci vede lontani da quel primato, a volte per carenze reali della nostra offerta, spesso per preconcette diffidenze che da quelle carenze hanno origine. Disporre di una manifestazione leader mondiale è fondamentale poiché consente quei confronti e quelle esperienze dirette (che attualmente il web non può fornire) fondamentali per contrastare i pregiudizi. Considerando le previsioni del WTO, è evidente che una simile manifestazione non può essere lasciata agli sforzi e agli investimenti di un’unica struttura anche se di grande prestigio ed efficienza, ma deve coinvolgere (e non solo nei discorsi) tutte le Istituzioni che si occupano di turismo a cominciare dal Governo. Ed è, a parer mio, una scommessa che può vincere solo Milano come ha fatto con l’Expo 2015, iniziativa realizzata tra la diffidenza e l’ostilità di molti e che si è rivelata un successo internazionale i cui benefici effetti sono tuttora attivi per l’intero Paese. Ovviamente i saloni del terzo millennio sono e sempre più saranno diversi da quelli del passato e se per qualsiasi merceologia dovranno presentare le tendenze in divenire, per il turismo le evoluzioni nel breve e medio termine delle molteplici variabili culturali, psicologiche e sociali che lo influenzano e i loro effetti sull’offerta saranno le motivazioni fondamentali per la partecipazione degli operatori.

Le aree tematiche

In quest’ottica Bit 2019 si è mossa ottimamente sviluppando accanto all’area dedicata al turismo enogastronomico (A Bit of Taste) – motivazione di grande attualità e strumento importante per portare alla ribalta infinite ‘chicche’ artistiche e paesaggistiche di cui abbonda il nostro Paese (ancora troppo spesso escluse dagli itinerari dell’offerta) alleggerendo la pressione sulle mete tradizionali – tematiche fondamentali per il turismo di domani: sostenibilità, ambiente e innovazione. Sostenibilità come ha messo in risalto Bit 2019 significa anche valorizzare i territori rispettandone specificità e identità, riqualificare i centri storici, interconnettere cibo e cultura integrando i ‘percorsi del gusto’ con la conoscenza di quel museo diffuso che rappresenta la miniera artistica del nostro Paese e riposizionare aree in crisi come ha fatto la Germania con la Ruhr trasformata in destinazione turistica dedicata all’archeologia industriale. Molte Regioni hanno presentato itinerari sostenibili come per esempio la Valtènesi in Lombardia, l’incontaminata Valle del Sosio a pochi chilometri da Palermo, il percorso Golfo Aranci in Sardegna o quello tra i borghi del Grossetano senza dimenticare il grande progetto Smart City, parte rilevante di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, riconoscimento significativo di una realtà unica la cui inestimabile bellezza dovrebbe essere conosciuta da tutti. In un’ottica europea Bit ha mostrato l’artificiosità delle frontiere valorizzando il progetto shapetourism che coinvolge aree transfrontaliere come Nordest italiano e Slovenia (collaborazione peraltro in atto da tempo con le iniziative dedicate al centenario del Primo Conflitto Mondiale), Nordovest e Provenza (aree legate dallo storico concetto di Occitania), Estremadura e Portogallo o Rossiglione francese e Catalogna: aree con secoli di cultura, dialetti, gastronomia e tradizioni comuni o similari.

In Bethec, l’area dedicata all’innovazione, sono stati presentati contenuti e servizi digitali innovativi. Cuore culturale è stato Bringing Innovation Into Travel il forum in cui è stata focalizzata l’attenzione sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale nell’elaborare viaggi personalizzati e quello della Sostenibilità come ‘carta vincente’ delle città per attrarre turismo.

Le altre due aree tematiche di Bit 2019 sono state apparentemente più tradizionali anche se logicamente proiettate nel futuro: I Love Wedding destinata alle nozze e ai relativi viaggi e Bit4Job dedicata alle opportunità professionali nel turismo.

È del tutto inutile riassumere i già noti dati finali delle presenze di espositori, operatori e pubblico (per l’unica giornata in cui era ammesso), ma occorre sottolineare che espositivamente l’edizione 2019 ha fatto registrare una presenza quasi completa delle regioni italiane e un incremento significativo delle partecipazioni estere anche se il settore richiede ancora il massimo impegno per riportare tutte quelle Nazioni (in particolare europee) che negli anni di crisi si sono allontanate. Al riguardo è importante sottolineare la soddisfazione espressa dai rappresentanti di quei Paesi che hanno avuto fiducia nel nuovo capitolo della storia della Bit. Un ultimo dato quanto mai significativo è relativo al traffico in rete, sintetizzabile in due cifre: nei tre giorni della manifestazione 700.000 persone hanno cliccato il sito della Bit e le pagine sui social e l’utilizzo dell’hashtag #Bit2019 che ha registrato oltre 1,2 milioni di visualizzazioni, a conferma che il web non può sostituire un grande Salone, ma può rappresentare un efficace completamento.