BIT 2018: ritorno al futuro per la Borsa Internazionale del Turismo

0

Premesso che la BIT (Borsa Internazionale del Turismo) è sempre molto attesa da quando tra indifferenza e diffidenze l’allora esistente Expo cts nel 1980 la propose agli operatori del settore, l’edizione 2018 può essere giudicata complessivamente positiva, sia per la conferma dei sintomi di ripresa emersi nel 2017 dopo la crisi degli anni precedenti che aveva allontanato molti prestigiosi espositori, sia e soprattutto per il cambio di passo dimostrato.
In trentotto anni il mondo è mutato profondamente e in particolare quello della comunicazione: basti pensare alla rivoluzione dovuta alla diffusione del web che ha costretto a ripensare tutte le manifestazioni espositive per studiare un’offerta diversa e alternativa a quella on-line. Problema particolarmente rilevante nel turismo in cui per certi aspetti internet può offrire molto di più di uno stand tradizionale. La risposta attualmente vincente (ma occorre non sedersi sugli allori e studiare sempre qualcosa di innovativo) elaborata dalla Bit è articolata su tre linee principali: il business matching, i momenti di approfondimento con l’informazione sui trend in divenire e le aree specializzate che assumono il ruolo di veri e propri laboratori di idee.

14673 business match conclusi (come indicato dagli organizzatori nel bilancio a chiusura della manifestazione) uniti ai circa 1.500 buyer provenienti da 79 Paesi sono indubbiamente indici di vivacità sotto l’aspetto operativo e della capacità della Fiera di creare opportunità d’incontro tra domanda e offerta. Per quanto attiene all’informazione e alla formazione agli oltre 90 eventi direttamente organizzati dalla Bit si sono aggiunte le centinaia realizzate dagli espositori nei loro stand: Marche e Toscana hanno, per esempio, presentato un calendario così intenso che sarebbe stata necessaria una presenza costante per seguirlo compiutamente. Indice che gli operatori tornano a credere nell’efficacia promozionale e commerciale della manifestazione milanese puntando a coinvolgere specifiche fasce di mercato in un’ottica che declina il turismo secondo una visione più articolata e approfondita. Oggi il turista, anche quello che sceglie una soluzione stanziale, vuol sempre di più tesaurizzare il viaggio o la vacanza per arricchire il proprio bagaglio di esperienze e conoscenze immergendosi nelle realtà locali: ecco quindi che accanto agli aspetti dell’enogastronomia (peraltro divenuti uno dei principali motori di scelta – unitamente ai monumenti e alle bellezze naturali – per il turismo estero) diverse regioni hanno presentato articolati programmi di mostre temporanee dedicate a protagonisti dell’arte italiana. Proposte non più centrate solo su un’esposizione in una città nota, ma – come nei casi delle regioni Emilia-Romagna e Marche – coinvolgenti più realtà del territorio in modo da far ammirare i capolavori nel loro habitat naturale e storico, molto più affascinate di un museo o di una struttura anche splendida ma avulsa dal contesto, come già sosteneva uno studioso francese opponendosi alle direttive di Napoleone di prelevare le opere per arricchire il nascente Louvre.

Bit 2018 si è avvalsa di un layout di facile lettura (anche se una maggiore segnaletica e addetti alle informazioni più preparati e numerosi sarebbero più consoni alla qualità di Milano e della sua Fiera) con un padiglione dedicato alle regioni italiane e uno agli Stati esteri.
L’articolazione espositiva su base regionale è funzionale al visitatore e opportuna per la scelta di puntare sui workshop come strategia per il business. Varata nell’edizione dello scorso anno, ha dato ottimi risultati concretati nelle maggiori dimensioni di molti stand, dovute all’aumento degli operatori dell’offerta, e soprattutto nel ritorno di diverse regioni assenti nel 2017: l’augurio è che anche le ultime tre rimaste alla finestra capiscano l’utilità di partecipare.
L’Estero è stato caratterizzato da una buona presenza di Nazioni dell’Europa dell’Est, dell’area mediterranea, del Medio Oriente e di molte mete turistiche emergenti e tradizionali dell’Asia.
Curiosità hanno destato alcune ‘chicche’ come le isole dell’Oceano indiano (Mauritius, Seychelles e Maldive) o le British Virgin Islands (Mar delle Antille).

L’auspicio è che, come quest’anno sono tornati a esporre importanti tour operator (anche internazionali) che per alcuni aspetti hanno completato l’offerta internazionale di colossi del mondo delle crociere (settore sempre in grande crescita) quali Costa Crociere e MSC, nella prossima edizione si possa assistere al ritorno dei Paesi dell’Europa occidentale la cui assenza è motivo di rammarico e incompletezza. Interessanti sul piano congressuale le iniziative rivolte alla formazione quali il Travel Agent Accademy dedicato a 300 selezionate Agenzie di viaggio (operatori importanti per gli espositori), i seminari specializzati per settori, la presentazione di ricerche come quella sul turismo enogastronomico promossa dall’Osservatorio di Bit o il convegno sul Turismo medicale che è sempre più un segmento interessante. Tra le aree tematiche, oltre a quelle dedicate all’enogastronomia e alla spiritualità, si sono fatte notare per l’originalità delle proposte l’area del turismo LGBT e quella dedicata ai viaggi di nozze.
Infine una constatazione un po’ amara: il grande e crescente business del turismo vede affacciarsi sempre nuovi competitor che si muovono in modo aggressivo: che senso ha – anche sul piano dell’immagine nazionale – invece di puntare sulla manifestazione storica che si svolge in una città internazionale per comunicazioni e ricettività, frammentare in mille rivoli gli appuntamenti italiani quasi in una gara di campanili (nella stessa settimana in cui si è chiusa la Bit si apre a Parma un salone dedicato al ‘viaggio attivo’) che finisce con il danneggiare la forza dell’offerta nazionale?

Info: www.bit.fieramilano.it