Il “Puer Apuliae” e le realtà minori di una regione misteriosa e affascinante

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TraniTrani è la città della fantastica pietra bianca, con la sua cattedrale di San Nicola Pellegrino sospesa fra le onde. È una comunità senza tempo. Dal mare è un richiamo fortissimo alla terra: da sola rappresenta meglio di qualsiasi altra opera architettonica un angolo di Puglia costellata da enigmatiche costruzioni militari, erette per difendersi, con il segno della croce, dalle innumerevoli incursioni barbaresche.

L’importante storia di questi luoghi, frutto di un’originale sintesi politica, e la religione cristiana, con la cultura normanna, sveva e angioina, conservano  una loro solida identica culturale che va ben oltre la sobria presenza di eleganti cattedrali o sontuosi palazzi. È la qualità di vita che si trova ancora tra dedali di vicoletti e piazze ariose, tra le edicole votive, gli stemmi gentilizi, i mascheroni e le fresche strettoie dove si affacciano preziosi ristorantini. Certo una risibile costruzione di politica amministrativa della Repubblica Italiana lega nel ventunesimo secolo Trani alle città di Barletta e Andria; unico caso in Italia di provincia con tre capoluoghi.

Cantina della Sfida, BarlettaBarletta comunque continua ad essere conosciuta per quella memorabile disfida tra tredici cavalieri di lingua italiana capitanati da Ettore Fieramosca e altrettanti cavalieri francesi comandati da Charles de Torgues, soprannominato Guy de la Motte. La Cantina della sfida, così è chiamato il luogo dove si decisero le modalità dell’epico duello, esiste ancora a Barletta ed è diventato il sito turistico più visitato della città. A dire il vero il luogo è insignificante, ma tant’è serve se non altro per capire di fronte a un bicchiere di vino di Troia il ginepraio amministrativo prodotto nelle tre città a sud del Gargano.

Questo originario vino è ottenuto dalle uve di un vitigno autoctono pugliese tra i più antichi, per lo più coltivato nei pressi di Castel del Monte e lungo la zona litoranea pugliese della singolare Provincia pugliese.  Barletta, nel tempo delle Crociate, è stato il luogo d’imbarco dei Templari, ordine cavalleresco definitivamente soppresso nel 1307 da Clemente V.  Era ed è il porto a nord di Andria, città soprattutto celebre per la fortezza federiciana di Castel del Monte, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco da visitare e da capire a tavola per i suoi prodotti gastronomici. Ricette primitive, le cui tracce sono presenti nei piatti della cucina medievale pugliese del trecento. C’è tuttavia qualcosa di ben più recente che nasce all’ombra del celebre maniero: la burrata d’Andria.

Nella masseria Piana Padula, situata nelle prossimità di Castel del Monte, nel bel mezzo del Parco nazionale dell’Alta Murgia, nei primi decenni del secolo scorso a Lorenzo Bianchino Chieppa venne l’ idea di creare una specie di fiasca più grande delle manteche, da riempire di mozzarella sfilacciata “affogata” nella panna. Nasce così la burrata. Fu un successo clamoroso.

Castel Del MonteNon è un semplice viaggio nell’entroterra pugliese la visita nei luoghi di caccia di Federico II di Svevia ma diventa un perdersi fra strette strade della Capitanata di Puglia terminando il percorso tra gli ulivi e le steppe degli aridi campi a Castel del Monte, quindici chilometri a sud di Andria senza ascoltare l’insulsa voce del navigatore tom tom. È la terra cara del Re Normanno, nato il 26 dicembre 1194 a Jesi, “la mia Betlemme” come ebbe a dire; arrivato in questi luoghi si definì “Puer Apuliae”, figlio della Puglia. È stato un imperatore cristiano, scomunicato da papa Gregorio IX, bollato come “una bestia piena di nomi di bestemmia” nonostante fosse un sovrano illuminato. Si considerò sempre perseguitato dalla Chiesa. Non si riteneva immortale ma non era certo modesto: era pur sempre nato nei giorni del solstizio d’inverno. Gli fu predetto che sarebbe morto “sub flore”. Da quel momento cercò per tutto il tempo di evitare qualsiasi contatto con Firenze e con luoghi il cui nome contenesse la parola “fiore”. Non poté sfuggire la morte nella domus imperiale di Fiorentino di Puglia. Fu sepolto nella Cattedrale di Palermo in una sontuosa urna di porfido rosso. Di lui resta una corposa storia e anche una lunga serie di miti e leggende popolari. Da oltre otto secoli una ignota mano mette fiori sulla tomba.

Castel del MonteSingolare esistenza la sua. Quasi tutti gli storici italiani hanno esaltato la figura di Federico II di Svevia, mentre i francesi lo ritengono soltanto un personaggio non fondamentale del basso medioevo europeo. È noto che molti tedeschi non sono alieni dal considerarlo un profeta della supremazia germanica. Tutti però si fermano sulla soglia dei suoi segreti iniziatici. Seguire in Puglia le gesta di colui che è stato definito Stupor Mundi è un affascinante viaggio nella conoscenza. In questo percorso si scopre un Federico II ispiratore di enigmatiche costruzioni militari, nonché autore di misteriosi rituali come il trattato di falconeria De Arte Venandi Cum Avibus e presentatore di un libro fondamentale della cucina italiana: il Liber de coquina. Ricette, le cui tracce sono tuttora presenti nei piatti della cucina pugliese – come il purè di fave oppure le minestre di verdure con polpettine di carne. Durante i banchetti organizzati nei suoi castelli egli offriva agli ospiti sontuosi piatti di selvaggina e pesce, ravioli e torte farcite. Federico II apprezzava i volatili cacciandoli con i falchi: faceva cucinare i colombi cosparsi di miele, per disintossicarsi dalle grandi abbuffate di carni allo spiedo consumate durante la caccia. Andando a Castel del Monte, in Puglia, si può capire qualcosa in più sulla vita della corte sveva. Il misterioso castello ottagonale fatto costruire da Federico II, solido, robusto e ben piantato in terra, sorto in un bosco tra querce e pini, sembra fatto apposta per studiare le correnti d’aria garantendo un volo migliore al falco.

Trani«È evidente che il Dio degli Ebrei non ha conosciuto l’Apulia e la Capitanata, altrimenti non avrebbe dato al suo popolo la Palestina come terra promessa». Così affermò l’imperatore Stupor Mundi per eccellenza. Storie, personaggi, religioni. Misteri della Puglia.

Infine il mare, sempre e comunque anche d’inverno, con le sue flottiglie di pesca che al ritorno attraccano al molo, addensandosi all’alba nel mandracchio del porto. È uno scrutare furtivo dentro le imbarcazioni per cercare tra il ghiaccio tritato nelle cassette di polistirolo il pescato migliore. È un vociare continuo per accaparrarsi il pesce di giornata, lungo le banchine dei porticcioli pugliesi. Un rito quotidiano a cui diventa obbligatorio partecipare soprattutto in estate.

Info: www.viaggiareinpuglia.it