Fotoservizio. Pavia, la città delle ‘cento torri’ bagnata dal Ticino

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Pavia la città delle cento Torri

Ci sono versi che non si dimenticano, nonostante si siano sentiti in tenera età, e ripetuti senza magari capirne il significato più profondo, forse perché troppo impegnativi per una bambina seduta ai banchi delle elementari, mentre impara a memoria le prime poesie. Non si ricorda molto altro, forse giusto quei semplici versi, ma quelli vengono in mente spesso, come succede con alcune filastrocche.

“Rossa Pavia, città della mia pace” … 

Finisce così una celebre poesia di Ada Negri, la piú famosa poetessa italiana del primo Novecento, di origini Lodigiane,  che tanto amava questa rossa città.

Rossa per…

…i mattoni dei suoi antichi palazzi, del suo Castello Visconteo, dei suoi celebri monumenti, come il Ponte Coperto, uno dei suoi simboli.
Rossa per le importanti chiese di epoca medievale, tra cui l’imponente Cattedrale con la sua maestosa cupola, che si scorge già da lontano avvicinandosi alla città dalla pianura circostante. Rossa per le sue caratteristiche torri, le poche rimaste di quella che era detta un tempo “la città delle 100 torri”

Un’antica leggenda narra, infatti, di una donna che abitava sulle rive del Ticino; quando i pavesi di alto rango le chiedevano consiglio su come diventare nobili, la risposta era che chi avesse costruito nella propria casa la torre più alta, avrebbe conquistato il dominio della città. 

Se sia esistita o meno questa donna non ci é dato saperlo, ma certo é che, nella più importante ricostruzione della Pavia rinascimentale, costituita da un affresco nella chiesa di San Teodoro, la città appare ricca di un gran numero di torri, possente simbolo di prestigio in epoca comunale. Tra manomissioni, demolizioni e crolli, tra cui quello della Torre Civica, che si ergeva accanto alla Cupola del Duomo, oggi Pavia ne vede svettare solo cinque nel suo skyline, tra le più antiche d’Italia. Vie e mattoni intrisi di storia, e decisamente rossi, che nella stagione autunnale colorano ancor più con toni caldi questa preziosa città.

Preziosa…

…Già dall’epoca longobarda, infatti, nella bellissima Basilica di San Michele si incoronavano i Re, essendo Pavia la capitale del Regno. Sul pavimento della navata centrale, un mosaico in cui è raffigurata la Corona Ferrea della Regina Teodolinda, indica il punto esatto in cui avvenivano le incoronazioni; un’epigrafe latina fa riferimento alle solenni cerimonie, tra le quali si ricorda l’incoronazione di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero.

Tra le vie più anguste e apparentemente senza vita, si nascondono chiostri di antichi monasteri, chiese sconsacrate, antichi palazzi con targhe marmoree in cui si legge: “qui abitò il famoso scrittore…” e, sbirciando dentro angusti portoni, la vista spazia in giardini idilliaci, che fanno da cornice a cortiletti segreti e che mai avresti pensato di trovare dietro ad un muro tanto malconcio. Numerosi i visitatori, anche stranieri, che con la macchina fotografica girano per le strade, immortalandone i suggestivi scorci. 

Oggi…

Pavia è conosciuta per il San Matteo, Ospedale all’avanguardia, ma soprattutto per la sua Università, tra le più illustri d’Italia, come testimoniato anche dalla sua prestigiosa Biblioteca, una delle più antiche biblioteche pubbliche italiane. L’università di Pavia attira da tutta la Penisola e anche dall’estero un gran numero di giovani, che animano le strade del centro storico, ricco di sfiziosi localini pieni di vita, ma anche di bar chiassosi per la pulsante vita notturna, la cosiddetta “movida”.

Nonostante tutto, Pavia rimane una città tranquilla e a misura d’uomo, in cui é possibile respirare un po’ di pace anche solo facendo due passi  lungo le rive del suo amato fiume, il Ticino, che la attraversa e ne ha segnato la storia. É sempre rilassante sedersi lungo le sue sponde e guardare l’acqua scorrere, mentre scorrono i nostri pensieri, osservando le suggestive casette colorate del Borgo Basso, e ripetendoci che Pavia é una città bellissima.

É sempre emozionante prenderci un po’ di tempo sul lungo fiume, rivolgerci verso il Ponte e aspettare che il sole scenda, riscoprendoci romantici mentre rincorriamo con gli occhi le mille sfumature del tramonto , che qui non delude mai, e crea per pochi istanti un’immagine da cartolina, accendendo di toni infuocati questa “rossa Pavia, città della mia pace”.

Foto e testi di Scilla Nascimbene e Matteo Marinelli, R.T.Earth

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