Visita ad una città unica, Napoli: tra rinascita, bellezza e riscatto

0

Il colpo di fulmine ti prende al cuore e non ti lascia più. Napoli è la città che ha fatto innamorare di sé gente di tutto il mondo, forse perché è una delle ultime città d’Italia che ha mantenuto un proprio scrigno di tradizioni inespugnabili sia nella zona marittima, che tra le viuzze del centro storico e dei quartieri in collina.

Per questo visitarla, ancora oggi, significa conoscere un mondo a parte, un angolo d’Italia che ha qualcosa di segreto, una terra che ha visto le più efferate invasioni: prima normanna, poi sveva, angioina, aragonese, spagnola e francese, ed è riuscita a prenderne le distanze allo stesso tempo assorbendo e mescolando la lingua con il proprio dialetto, i costumi e gli stili di vita, senza perdere la propria identità. Una città che ha superato un trascorso difficile, un fiore che sta finalmente trovando aria pura per sbocciare, orgogliosa di sé stessa e della propria cultura.

Napoli e l’esperienza del turismo

La città partenopea negli ultimi anni è stata riscoperta dai visitatori del resto d’Italia e da tutto il mondo, sta mutando velocemente e a poco a poco sta conoscendo il turismo di massa, un fenomeno in decollo, la cui crescita – per ciò che riguarda l’aumento delle presenze dei turisti – negli ultimi sette anni è stata pari a circa il 109 per cento. Nel 2018 l’antica capitale del regno borbonico è entrata all’undicesimo posto nella graduatoria tra le città italiane più visitate, con un totale di 3,7 milioni di turisti in un anno. E mentre gli abitanti si adattano al mutamento che porta fiumi di visitatori nei vicoli del centro, in generale in città si respira un’aria di rinascita e si insinuano quelle attenzioni per il decoro che solo il turismo riesce a far germogliare.

Visitare la città di Napoli: alla ricerca dell’imperdibile

Da dove cominciare una visita? I veri napoletani sanno che è necessario il giusto tempo per posare l’attenzione sulle tante meraviglie che riserva la città. Sono necessari quindi almeno quattro giorni, che permettano di non fermarsi sulla superficie, ma di conoscere gli strati che vanno dal mare alla collina, dal centro al sottosuolo, popolato di storie non meno affascinanti. Per iniziare con il piede giusto una passeggiata sul lungomare significa andare incontro ad un brandello di paradiso. Il mare azzurro, rosa, giallo, riflette i colori del cielo e lascia spazio al protagonista: il Vesuvio.

Il vulcano che seppellì le città di Pompei ed Ercolano nel 79 d.C. si staglia immobile, come impegnato in un noioso conto alla rovescia per la prossima eruzione. Conto alla rovescia eterno che ha scolpito la stessa filosofia degli abitanti, impegnati in una corsa all’inseguimento della caducità della vita.

Guardando l’infinito e passeggiando nel lungomare è possibile incontrare Castel dell’Ovo, il più antico dei sette castelli, che si erge su un isolotto di tufo nel quale secondo la leggenda approdò la sirena che diede il nome a Napoli, Partenope. La città sembra piccola, ma non è così. La scoperta continua nel quartiere di Chiaia con Piazza del Plebiscito che si allarga in un grande sorriso a pochi metri dal Teatro San Carlo, e dalle vie dello shopping e delle vetrine luccicanti. Da qui è facile addentrarsi in quella Napoli dai contrasti fulgidi, d’impatto, delle viuzze dei quartieri spagnoli, vie strette, simili a dei labirinti, dove nel XVI secolo erano ospitate le guarnigioni militari del viceré spagnolo Pedro De Toledo.

Riscendendo e continuando proprio per l’omonima via si accede al centro storico passando attraverso Port’Alba, una delle quattro porte rimaste di accesso alla città. La zona è fittamente popolata, ed è quella dove la socialità si esprime nei ristoranti e nello shopping tra le bancarelle di libri, dischi, souvenir e dove continua la tradizione del presepe napoletano. Sono qui situati molti  monumenti più o meno di primo piano, tra cui il Monastero di Santa Chiara, con all’interno il bellissimo chiostro settecentesco, il Duomo di Napoli, il Cristo Velato nella Cappella di Sansevero, e il Pio Monte della Misericordia dov’è conservato il dipinto del Caravaggio “Sette opere di Misericordia Corporale”.

La zona del centro storico è la più frequentata, sia dai napoletani che dai turisti, che si trovano a passeggio lungo i decumani che la dividono in un rete di viuzze nelle quali ogni bancarella, pietanza tipica, sembra venirti incontro e chiedere di essere assaggiata. 

A proposito di prelibatezze della cucina locale, oltre alla tradizione della pizza napoletana, che è un vero e proprio must, lungo la strada è possibile fermarsi ad assaggiare babà, taralli dolci e salati, la pastiera e le sfogliatelle frolle o ricce, un vero culto della tradizione locale. In questo caso sostare ad assaggiare, ma non fermare del tutto la visita, è la buona pratica da seguire. Fermarsi significherebbe perdere la scoperta dell’anima di Napoli, che arriva a poco a poco, uscendo dalle vie caratteristiche del centro e scoprendo gli altri quartieri. Infatti l’area che si dilunga oltre il centro storico, raggiunge presto il quartiere della Sanità che proprio per il carattere fortemente popolare, raccoglie le manifestazioni artistiche e sociali più rilevanti di una cultura in lotta per rinascere.

In queste viuzze che conducono verso il Museo Archeologico Nazionale non è raro trovarsi di fronte ad una cappella, un edificio, musei e monumenti di secondo piano che ospitano preziosi reperti di un passato unico quanto eccezionale. Questi edifici, monumenti e manifestazioni oggi sono il ricettacolo di una contagiosa creatività, voglia di riscatto che si fa strada nell’intera società napoletana grazie all’amore dei cittadini verso ciò che ancora non ha avuto l’adeguata valorizzazione che gli spetta.

Napoli non è solo questo è anche una città stratificata che continua con la “città sotterranea”, un affascinante sistema di cunicoli e cisterne, rifugi anti-aerei del dopoguerra e anti-sismici, escursioni aperte a tutti i turisti nel ventre della città al quale è possibile accedere dalle vie del centro storico. Ancora nel sottosuolo vale la pena transitare per fare una visita ad alcune stazioni della metropolitana. Le stazioni che qui si chiamano ‘dell’Arte’ ospitano le opere di artisti contemporanei locali e nazionali che rendono il percorso nelle sale di passaggio un’esperienza fortemente stimolante. 

Da lì, ma anche utilizzando una delle quattro funicolari, è possibile andare verso alture più ariose e panoramiche, è possibile visitare le aree di collina, dove sono situati alcuni quartieri tra i più rinomati della città, proprio per la posizione sopraelevata, come il Vomero e Posillipo. Il Vomero è un centro collinare densamente abitato nel quale ancora esistono alcuni edifici in stile liberty. Qui è situato Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino dalla quale è possibile godere di una spettacolare vista sulla città. Da qui è possibile scendere verso il centro storico attraverso una delle tante scalinate caratteristiche per la storia, ma anche per il pezzetto di vera vita napoletana che attraversano.

Chi vuole allontanarsi dalle folle urbane può risalire dalla zona di Mergellina verso Posillipo. Il quartiere è posato sulla cima di un’altra collina che ridiscende sul mare verso le calette che punteggiano la costa. È proprio da alcune di queste calette che iniziano le escursioni in canoa e in kayak per visitare il Parco Sommerso di Gaiola. Un’esperienza unica che permette di visitare il golfo, scoprire una Napoli di rocce e di acqua marina.

Un’escursione speciale che ti mostrerà un altro lato di Napoli, di quelli segreti alla maggioranza, capace di lasciare senza fiato.

Servizio di Laura Ghiandoni – foto di Laura Ghiandoni e Nicoletta Panebianco

Nata a Urbino, nelle Marche, l’autrice è di famiglia internazionale, cioè di padre etiope e madre canadese. Dopo aver molto visitato l’Italia e il mondo, da circa due anni vive stabilmente a Roma. Nel suo percorso ha realizzato a Perugia le prime mostre d’arte personali nel 2006, dopodiché ha vissuto a New York un anno e mezzo. Nel 2009 è rientrata in Italia ed ha lavorato in ambito educativo, fino a quando ha ripreso a studiare scrittura creativa, giornalismo e montaggio video. Oggi scrive come freelance per alcune testate giornalistiche.