“Terre di Piero della Francesca”: viaggio in Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna

0

Sei comuni di quattro regioni diverse, 11 dipinti, oltre 2.000 strutture ricettive. E ancora enogastronomia, artigianato, natura, per un viaggio tra le più importanti signorie del ‘400 di Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Marche, con il prodotto turistico “Terre di Piero – Sulle tracce del maestro itinerante – Piero della Francesca”, dedicato al maestro quattrocentesco della prospettiva pittorica e che vede coinvolte, per la prima volta, queste regioni che l’artista toscano frequentò e che ospitano i suoi capolavori (http://www.terredipiero.it).

Un’offerta unica, arricchita nel 2016 dalla prestigiosa mostra allestita dal 13 febbraio ai Musei San Domenico di Forlì e intitolata “Piero della Francesca. Indagine su un mito”, nonché dall’esposizione, allestita dal 19 marzo al Museo Civico di San Sepolcro, sul restauro de “La Resurrezione”. Piero della Francesca costituisce a tutti gli effetti uno degli assoluti vanti culturali dell’Italia nel Mondo e l’idea alla base del progetto “Terre di Piero”è offrire ai turisti stranieri ed italiani una full immersion nel mondo del pittore. Vedere dal vivo, attraversandoli, i paesaggi che sono diventati scenario dei suoi quadri, assaporare i cibi tipici di cui lui stesso si nutriva, ripercorrere le sue tappe tra le regioni e le signorie del suo tempo, dai Malatesta ai Medici passando per i Montefeltro. Tanti e diversi gli itinerari che, partendo da Rimini e dal Montefeltro, con le sue splendide rocche e castelli, proseguono attraverso paesaggi e scenari di straordinaria bellezza in Valtiberina Toscana per spostarsi ad Arezzo e ritornare in Valtiberina, costeggiando il Tevere fino a Perugia. Se gli occhi del turista si riempiono dei colori e delle suggestive fughe prospettiche dei capolavori di Piero, il palato si abbandona piacevolmente ai sapori dei piatti tipici.

Si va dalla romagnolissima Piadina alla carne Chianina e le minestre di pane toscane come la panzanella, la ribollita e l’acquacotta, dalla Casciotta di Urbino alle tipiche zuppe di legumi umbre. Piatti e prodotti perfettamente abbinati con le produzioni vinicole DOC dei singoli territori, dal Chianti dei Colli Aretini al Bianchello del Metauro, dal Sangiovese ai rossi e bianchi dei Colli del Trasimeno. E poi ancora artigianato tipico, monumenti e luoghi storici, folklore e tanta natura. Da non perdere infine la tappa alla casa natale di Piero della Francesca a Sansepolcro, oggi sede della Fondazione dedicata al pittore: un centro studi, ricerche e documentazione che promuove mostre ed esposizioni sulla cultura del Rinascimento e la Cappella di San Leonardo, dove ha chiesto di essere sepolto.

Ai Musei di San Domenico di Forlì la mostra “Piero della Francesca. Indagine su un mito”

L’esposizione che si è aperta il 13 febbraio a Forlì si propone, attraverso un ricca esposizone di capolavori, non solo di confrontare l’opera di Piero con quella dei più grandi maestri del Rinascimento (da Domenico Veneziano, Beato Angelico e Paolo Uccello ad Andrea del Castagno), ma va oltre, documentando l’influsso di Piero sulla generazioni di artisti a lui successiva. Presenti in mostra sei capolavori del maestro toscano, tra cui La Madonna della Misericordia (dal Museo Civico di San Sepolcro), la Sant’Apollonia (dalla National Gallery of Art di Washington), il San Gerolamo e un devoto (dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia) e la Madonna col Bambino della Alana Collection. La Mostra indaga quindi il mito di Piero quando esso rinasce nel moderno, ma soprattutto per il fascino che la sua pittura ha su molti artisti europei. Poi gli echi pierfrancescani che risuonano in Degas, Seurat e Signac, nei percorsi del postimpressionismo, tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes, le sperimentazioni metafisiche di Odilon Redon e, soprattutto, le vedute geometriche di Cézanne. La fortuna novecentesca dell’artista è affidata agli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, Sironi confrontati con fondamentali artisti stranieri come Le Corbusier, Balthus e Edward Hopper, che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena e universale modernità. In concomitanza con l’esposizione forlivese, il Museo Civico di San Sepolcro ospiterà, dal 19 marzo, una mostra sul restauro de “La Resurrezione”, affresco realizzato da Piero della Francesca tra il 1450 e il 1463 e custodito nel Museo.

Nel Montefeltro i “balconi” di Piero

C’è un’opportunità in più per il turista sulle tracce di Piero della Francesca che visita il Montefeltro, splendido paesaggio che si estende nell’entroterra della Provincia di Rimini, ai confini fra la Provincia di Pesaro e la Toscana. La possibilità di ammirare, dal vivo, i paesaggi che fanno da sfondo ad alcuni suoi celebri dipinti, quali il “Dittico dei Duchi” o “Il Battesimo di Cristo”. Grazie alle ricerche di due studiose di storia dell’arte sono stati localizzati ed identificati, ad oggi, sette panorami che Piero ritrasse nelle sue opere, tutti attrezzati con una speciale postazione, veri e propri balconcini a cui ci si può affacciare avendo sott’occhio un’immagine del dipinto in questione per confrontare i punti di contatto fra l’opera dipinta e la realtà che si ha davanti a gli occhi. Se nel panorama verso la Toscana si ritrova il paesaggio del ritratto di Battista Sforza, sposa di Federico da Montefeltro, nel celeberrimo “Dittico dei Duchi”, un secondo balcone vicino, rivolto verso il mare, rivela il paesaggio che fa da sfondo al dipinto “San Girolamo e il Devoto”. Il terzo balcone si trova a Urbania (PU), in località Pieve del Colle: qui le pianure e le colline di San Lorenzo e Farneta, con le alture di Mondelce, rivelano il Paesaggio che Piero della Francesca ha voluto per lo sfondo de “I Trionfi”, l’opera dipinta sul retro del “Dittico”.

Info: http://www.montefeltroveduterinascimentali.eu.

Autore