La vita e le opere di Leonardo da Vinci, tra queste la Gioconda dipinta in Lombardia

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Eccovi la seconda parte dell’articolo Facciamo la conoscenza di Leonardo da Vinci 500 anni dopo pubblicato il 27 maggio scorso. Qui è presentata la vita di Leonardo in alcuni luoghi della Lombardia e qui dipinse la Gioconda.

Leonardo sull’Adda. Dal 1499 soggiornò in più periodi a Vaprio d’Adda, dove gli venne affidato il giovane Francesco Melzi, l’ultimo e il più caro dei suoi allievi, che lo seguì fino alla fine. È da Villa Melzi, dove Francesco ricoverò tutti i disegni lasciatigli in eredità, che i manoscritti hanno viaggiato nei secoli successivi verso i più importanti musei del mondo.

Le conche e il traghetto di Leonardo.

Sul fiume Adda è ben visibile il sistema delle conche perfezionato da Leonardo. A ricordarlo, l’ecomuseo curato dal Parco Adda Nord e la ricostruzione di una imbarcazione che appare in un disegno oggi conservato nella Raccolta dei Windsor: un traghetto a mano che sfrutta il moto della corrente con un sistema a fune fissa tra le due rive opposte del fiume, unendo i moli di Imbersago e Villa d’Adda.

Le rappresentazioni delle valli. All’epoca del suo soggiorno a Vaprio d’Adda, risalgono le rappresentazioni cartografiche della Valle Brembana, della Valle Imagna, della Valle Camonica e del Lago d’Iseo, anche’esse nella Raccolta Reale dei Windsor (fogli 12673 e 12674) e ci lasciano senza parole per l’accuratezza con cui sono state stese, considerati i mezzi dell’epoca. In Valchiavenna rimase colpito dalle cascate create dal fiume Acquafraggia, che citò nel Codice Atlantico: “su per detto fiume si trova chadute di acqua di 400 braccia le quali fanno belvedere”.

A Mantova.

La corte di Mantova non faceva per lui: nel 1499 non si trattenne per molto in quella città, nonostante le lusinghe di Isabella d’Este, che voleva fare di Leonardo il pittore di corte, sostituendo l’anziano Mantegna. Isabella gli commissionò un ritratto, dopo essere stata affascinata dalla Dama con l’ermellino, ma non fu mai portato a termine; ciò che ne rimane è il cartone preparatorio, ora conservato al Museo del Louvre. Un dipinto da alcuni attribuito a Leonardo e che ritrae la marchesa, è stato tuttavia rinvenuto in un caveau svizzero nel 2013: che fosse quello il ritratto tanto desiderato da Isabella?

La Gioconda – dipinta su tavola di pioppo Lombardo.

Alla pianura lombarda si collega anche l’opera più importante di Leonardo, dipinta ad olio su una tavola lignea di pioppo bianco lombardo. Non si può rendere omaggio al grande genio, senza parlare di lei: la Gioconda. La regina del Louvre e il ritratto più famoso della storia. Eppure, a dispetto di tanta fama, resta incerta l’identità della donna ritratta. La più azzardata ipotesi è che  la Gioconda sia un autoritratto dello stesso Leonardo.  Secondo il Vasari, il quadro, dipinto tra il 1503 e 1506, rappresenterebbe, invece, la moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo, ovvero Lisa Gherardini. La Gioconda è nota anche come “Monna Lisa”, dove “monna” è diminutivo di “Madonna”, appellativo che in epoca rinascimentale corrispondeva all’odierno signora.

Incompiuta e mai consegnata. L’opera rimase incompiuta e Leonardo non lo consegnò mai al committente, ma la tenne con sè durante i suoi spostamenti poichè vi si era affezionato in maniera morbosa. Fu lui a portarla in Francia, nel 1517 quando si trasferì per trascorrere gli ultimi anni di vita al servizio di Francesco I, vendendola al re per ben 4000 ducati d’oro, l’equivalente di due anni del suo stipendio. In seguito Luigi XIV la volle a Versailles, mentre Napoleone la fece appendere nella sua camera da letto.  Nei restanti periodi il ritratto fu sempre al Louvre. Il quadro, di dimensioni 77 per 53 centimetri, è stato nel tempo oggetto di tributi, parodie , ma anche vandalismi e persino di un clamoroso furto.

Il suo mistero. Lo storico dell’arte Charles de Tolnay (1899-1981) scrisse: “Prima di lui, nei ritratti manca il mistero; gli artisti non hanno raffigurato che forme esteriori senza l’anima […] la Gioconda emana un enigma: l’anima è presente ma inaccessibile”.

Il suo sorriso. Di questa tela, colpisce soprattutto l’espressione della donna, che accenna un sorriso enigmatico, che cambia a seconda del punto di osservazione. Tante le interpretazioni dei critici in merito. A noi piace pensare che avesse ragione Sigmund Freud: per lui quel sorriso conturbante sarebbe un ricordo di Caterina, la madre dell’artista fiorentino e l’unica donna da lui veramente amata.

Il Codice Atlantico. Tanti i disegni e gli scritti vinciani che Milano conserva come reliquie. La Biblioteca Ambrosiana ne vanta la più ampia raccolta: il Codice Atlantico, chiamato così per le dimensioni estese del volume che appunto somigliava ad un atlante. 1119 fogli autografati che affrontano vari argomenti: da schizzi per opere pittoriche a ricerche di matematica, astronomia e architettura, anatomia, botanica, chimica, geografia, da meditazioni filosofiche a favole e ricette gastronomiche, fino a curiosi e avveniristici progetti di marchingegni come pompe idrauliche, macchine per scendere sul fondo del mare o per volare.

Il Codice Trivulziano. La Biblioteca del Castello Sforzesco di Milano conserva il Codice Trivulziano, 55 fogli databili tra il 1478 e il 1490 con disegni e note, tra i quali studi di caricature, studi per il Duomo milanese e studi di architettura militare.

Museo della scienza e della tecnologia.

Per celebrare i cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Museo espone le due collezioni con cui ha aperto al pubblico il 15 febbraio 1953. La mostra temporanea Leonardo da Vinci Parade, curata e realizzata dal Museo, mette in scena una ricca selezione degli spettacolari modelli realizzati negli anni ’50 interpretando i disegni di Leonardo e affreschi di pittori lombardi del XVI secolo, concessi in deposito nel 1952 dalla Pinacoteca di Brera. Accanto alle macchine sono esposti modelli di architetture militari e civili in gesso e terracotta, restaurati negli ultimi anni e da tempo non visibili. La mostra è un accostamento insolito tra arte e scienza in un percorso inedito che attraversa i diversi campi di interesse e studio di Leonardo, valorizzando la collezione storica del Museo, la più importante al mondo. Chissà con che occhi curiosi Leonardo avrebbe guardato i numerosi modelli esposti in questo museo e realizzati sulla base dei suoi manoscritti. Di certo sarebbe stato fiero di sapere che il più grande museo scientifico e tecnologico italiano porta il suo nome.

Gli ultimi anni.

Nel 1517 Leonardo partì per la Francia, insieme a Francesco Melzi e ad un suo servitore, alla corte di Francesco I, sovrano colto e raffinato. Fu onorato del titolo di primo pittore, architetto e ingegnere del re. Era ormai anziano e non sappiamo se sentisse che la sua vita era quasi al termine. Sta di fatto che quell’uomo, che un tempo ritraeva uccelli in volo, aveva iniziato a disegnare la fine del mondo. Aveva anche venduto l’opera a lui più cara, quella che per anni aveva morbosamente tenuto con sè. Scrisse le sue volontà il 23 aprile 1519. Morì pochi giorni dopo, il 2 di maggio, come se anche la sua scomparsa fosse parte di un preciso progetto, inspiegabilmente in linea con quella logica che aveva sempre ricercato durante la sua vita. Eppure per noi questo fatto ha dell’incredibile, come tanti aneddoti che avvolgono la sua figura, le sue opere, e addirittura le sue spoglie, trafugate e poi ritrovate. Forse. Oggi una tomba ad Amboise conserva i suoi presunti resti. Per alcuni sarebbe addirittura vuota. Ci sono cose che sfuggono alla mente umana. Noi li chiamiamo misteri.

“Molto meglio è studiare quelle cose che si possono conoscere con l’esperienza, poiché solo l’esperienza non falla.  E laddove non si può applicare una delle scienze matematiche, non si può avere la certezza”. (Leonardo da Vinci, Codice Atlantico).

Testo di Scilla Nascimbene – Foto di Matteo Marinelli, R.T.Earth

In copertina: Il Castello Visconteo, Pavia

Foto 1: Mostra sulle invenzioni di Leonardo, Mulino di Mora Bassa, Vigevano

Foto 2: Traghetto di Leonardo, Imbersago

Foto 3: Palazzo Ducale, Mantova

Foto 4: Gioconda, olio su tavola di legno di pioppo, 1503-1504, Museo del Louvre di Parigi

Foto 5: Piazza Ducale, Vigevano

Foto 6: Vaprio d’Adda