| Vino italiano: questione di cultura |
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| Enogastronomia - Enogastronomia | |||
| Scritto da Piero Valdiserra | |||
| Lunedì 09 Maggio 2011 08:40 | |||
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In Italia non abbiamo mai conosciuto nulla di simile al gin craze (la mania per il gin), che segnò l’Inghilterra del XVIII secolo al punto da indurla a una prima forma di proibizionismo antialcolico. Non abbiamo conosciuto neppure l’ubriachezza di massa da vodka, tipica dell’Unione Sovietica dei tempi di Breznev. Né siamo il Paese i cui abitanti, nel fine settimana, prendono sistematicamente e programmaticamente la sbronza da superalcolici, come invece accade in molte città della Scandinavia. Siamo un popolo di bevitori, in larghissima parte moderati, di vino. Questo dovremmo tenerlo a mente, e spiegarlo bene ai politici che scrivono e approvano le leggi - ma che non sono necessariamente tenuti a saperlo. Così si eviterebbero, ad esempio, le esasperazioni da etilometro che imperversano sulle strade italiane: esasperazioni che nascono dall’aver voluto fotocopiare, nel Belpaese, provvedimenti legislativi nati ad altre latitudini per (ben) altri tipi di abusi alcolici. La cultura italiana del vino, insomma, è un’altra cosa rispetto alla cultura nordica della vodka, del gin, del whisky: e questa differenza è prima di tutto responsabilità nostra (di noi giornalisti, cioè, di noi che amiamo intrattenerci con la pubblica opinione) chiarirla ed esplicitarla in maniera semplice e comprensibile a tutti, per favorire un dibattito corretto e per preparare la strada a decisioni equilibrate del legislatore. E qui, purtroppo, noi giornalisti dobbiamo fare ammenda: troppo spesso ci perdiamo in sagre, degustazioni, pranzi e cene, trascurando in molti casi di dare il nostro appoggio, coerente e convinto, ai sacrosanti diritti storici della nostra civiltà vitivinicola. La civiltà, anche quella nel bicchiere, non è infatti un dato immutabile ed eterno: per preservarla, occorre difenderla giorno per giorno, con l’intelligenza e l’impegno di tutti.
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Le ricorrenti campagne d’opinione contro i consumi di prodotti alcolici prescindono spesso da una considerazione di fondo, che è di basilare importanza nel nostro Paese. Detto in due parole: la tradizione italiana dei consumi alcolici è radicalmente diversa da quella di altre nazioni. Ed è bene tenerlo sempre presente. L’Italia è da tempi immemorabili la culla del vino. Da noi esiste la più ampia varietà ampelografica del mondo. Il nettare di Bacco è da millenni sulle tavole quotidiane, dal nord al sud della Penisola, ed è la base identitaria più antica e più diffusa dei consumi – alcolici e non. In questo noi siamo differenti, molto differenti dagli altri popoli, soprattutto da quelli del Nord Europa.

